1° Gennaio 2025
Maria SS. Madre di Dio
Maria non solo genera ma anche educa affinché possiamo raggiungere la piena maturità in Cristo.
MADRE DELLA PACE
Nel primo giorno dell’anno civile, la Chiesa celebra la solennità di Maria, madre di Dio. Il Vangelo di Luca, descrivendoci la nascita di Gesù, mette in evidenza tre aspetti che la vedono protagonista: «diede alla luce», «avvolse in fasce» e «depose in una mangiatoria» (Lc 2,6-7). Il tutto in un profondo silenzio. C’è silenzio alla culla di Gesù; silenzio di meraviglia adorante. Maria è lì e rifulge come mirabile icona dell’umanità davanti a un Dio che si è fatto bambino. La pietà dei fedeli esclama:
Io ti saluto, Madre di Dio, gioia degli angeli,
perché tu superi in pienezza
quello che di te hanno detto i profeti.
Il Signore è con te: Tu hai dato la vita
al Salvatore del mondo.
Evidenziamo brevemente due aspetti della madre di Gesù: il suo essere donna; il suo essere madre. La donna, nel disegno della salvezza, è il punto di incontro tra Dio e l’umanità e rappresenta, nella sfera umana, la capacità ricettiva del divino. Questo la pone istintivamente a difesa dell’essere sull’agire, dell’intuizione sul ragionamento, della vita concreta sull’astrazione. Infatti a una donna è stata promessa la salvezza (Eva), in una donna la Parola di Dio si è fatta carne (Maria), e, in fine, ancora ad una donna, quella dell’Apocalisse, è assicurata la vittoria finale sul peccato e sulla morte. In Maria noi veneriamo quindi l’immagine della donna nuova, che è madre di Dio e di ogni uomo. Sul travaglio della nostra nascita umana e spirituale, nella fatica di un mondo più fraterno, nella lotta quotidiana per far crescere il Regno, veglia una madre, veglia Maria che protegge il mondo donandoci il suo Figlio, Gesù Cristo. Maria è quindi madre. E noi dobbiamo sapere che dove c’è una madre c’è sempre un grande capovolgimento, in quanto la sua sola presenza interrompe la logica dell’autoconservazione, del bastare a se stessi, e introduce, nei rapporti, la logica dell’apertura all’altro, a ciò che sta fuori e che incessantemente ci interpella. Solo così fiorisce la pace. Al riguardo, il termine ebraico che indica la pace è il notissimo shalom. Vediamo allora alcuni tratti dello shalom che Cristo ha inaugurato con la sua nascita. Shalom indica in primis la pienezza dei beni materiali. Questa pienezza non è però la sovrabbondanza a cui ci ha abituato la società dei consumi; la pienezza biblica significa che Dio provvede ad ogni uomo ciò di cui ha bisogno per vivere. Chi riconosce e accoglie la bontà di Dio nella realtà creata istituisce nell’umano l’ordine della solidarietà e della condivisione. Per la Scrittura quest’ordine è la giustizia. Dalla giustizia fiorisce la pace (cf. Sal 84,11). Per la tradizione ebraica il contrario della pace non è la guerra ma la divisione. Shalom significa perciò vivere in armonia con se stessi, con i componenti della propria famiglia, con i fratelli nella fede, con ogni uomo. In conclusione, Maria è madre dell’Autore della pace. In rapporto a noi, invece, è madre nell’ordine della grazia in quanto cooperatrice di Cristo nel «restaurare la vita soprannaturale delle anime» (cf. LG 61). Papa Paolo VI nell’esortazione apostolica Signum Magnun (1967) ricordava che la maternità di Maria, nello sviluppo della vita di grazia, non si esplica solo nell’intercessione ma anche attraverso un «altro influsso: quello dell’esempio». Maria, perciò, non solo genera ma anche educa affinché possiamo raggiungere la piena maturità in Cristo. È l’augurio che in questo capodanno vogliamo farci reciprocamente.
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia