8 Dicembre 2024
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
In Maria vediamo riflesso il nostro mistero personale. Non siamo solo uomini e donne avvolti dalla colpa. Con Lei siamo passati dalla colpa alla grazia in forza della Pasqua di Cristo.
LA PURA GRATUITÀ
Maria
era fatta
di sola acqua.
A. Merini
Cosa significa affermare che Maria era l’Immacolata Concezione? Ce lo rivela l’angelo, che così la saluta: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28). Maria è la ricolma di grazia ovvero in Lei rifulge la compiacenza amorosa del Padre, che la chiama ad essere madre – per opera dello Spirito – del suo Figlio Unigenito. Essere l’Immacolata ha significato allora per Maria vivere e testimoniare questa grazia preveniente e gratuita, davanti alla quale si è consegnata per sempre; vivere e testimoniare quella nuova generazione che nel Cristo, nuovo Adamo, ha inaugurato il Regno di Dio. Quando guardiamo all’Immacolata siamo subito attratti dalla sua innocenza; ma questa innocenza non è da intendere solo come assenza da colpa (sarebbe il suo volto negativo) ma come pura trasparenza della luce increata, che, attraversando il suo cuore e il suo corpo, si è così rifranta sulla nostra umanità. Eppure, e qui sta la bellezza e direi anche la grandezza di Maria, «nessuno – ha scritto Bernanos – ha vissuto, ha sofferto, è morto altrettanto semplicemente e in una ignoranza altrettanto profonda della propria dignità, d’una dignità che la pone al di sopra degli angeli» quanto Maria di Nazareth. «Essa – prosegue lo scrittore – era senza peccato… Una sorgente così pura, così limpida e pura che ella non poteva nemmeno vedervi riflessa la propria immagine, fatta solo per la gloria del Padre. La Vergine era l’Innocenza». Come Lei anche noi siamo amati da Dio; amati a partire da ciò che siamo e non da ciò che dovremmo essere; amati nella nostra debolezza, nelle nostre cadute continue, e persino nel peccato. Amati quando lottiamo per superarci, quando diamo le nostre timide e calcolate risposte al Suo amore. E proprio perché amati (e mai capiremo questa gratuità divina) resi partecipi di un disegno di salvezza. Scrivendo agli Efesini, Paolo ci ricorda che Dio ci ha scelti «prima della creazione del mondo, / per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4). Prima ancora che il mondo fosse, nel cuore di Dio c’eravamo noi ed eravamo come in attesa di essere chiamati a dimorare in Lui santi e immacolati. Scriveva Paolo VI: «In lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità; in lei rinasce il colloquio degli angeli con l’uomo innocente; in lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo; in lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni umanità, ogni poesia è donna viva». In Maria noi vediamo pure riflesso il nostro mistero personale. Non siamo solamente uomini e donne avvolti dalla colpa, schiacciati dalla malvagità, inficiati di corruzione, malvagi e cattivi in modo irreversibile e irrimediabile. Con Maria noi possiamo affermare che siamo passati dalla morte alla vita, dalla colpa alla grazia in forza della Pasqua di Cristo. Certo, avvertiamo ancora il fascino seducente del male, ma è ancor più vero che in noi opera una potenza di vita, tanto da poter dire con l’apostolo Paolo: «In Cristo siamo una nuova creatura» (2Cor 5,17).
Donna non offuscata, Immacolata,
Luce Pensosa dell’Annunciazione.
E dal tuo meditare
figlio io ti rifletto,
Mater Intemerata.
G. Costantini
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia