11 Ottobre 2026

XXVIII Domenica
del Tempo Ordinario

Il Signore è il Pastore che guida, nutre e cerca ogni uomo con amore fedele: anche nella valle oscura dona speranza e vita.

TZALMANET

In questa domenica vogliamo portare la nostra attenzione sul Salmo 23, uno dei più amati dalla tradizione ebraica e cristiana. È attribuito al re Davide, come ricorda la soprascritta (cf. Sal 23,1), è un mizmor ossia una melodia in parole. Il Salmo non è quindi una meditazione ma appunto un canto e per comprenderlo va cantato. Davide, come abbiamo detto, ne è l’autore. E che sia proprio lui a cantare Dio come pastore è significativo perché, come ci ricorda 1Sam 16,11, era stato, a suo tempo, giovane pastore. Davide esordisce dicendo: «Il Signore (YHWH) è il mio pastore» (23,1b). Che il titolo attribuito a Dio sia YHWH è importante perché ci fa capire come il Dio celebrato sia il Dio dell’alleanza. Vediamo la struttura: vv. 1-3 si parla di Dio alla terza persona. Un Dio come egli; vv. 4-5 si parla di Dio alla seconda persona. Un Dio come tu; v. 6 è una riflessione finale. Notiamo: quando l’esperienza di fede è ridente Davide parla di Dio; quando l’esperienza è o può essere sofferta parla con Dio. Nei primi versetti narra ciò che Dio fa, la cura di Dio e poi il suo personale affidamento. Davide si affida dopo aver sperimentato l’affidabilità divina. Cosa fa il pastore? Riprendiamo l’incipit: YHWH roi lo eisar. Roi è il participio attivo del verbo ra’ah che significa pascolare, guidare, nutrire. Il participio attivo descrive una azione presente e permanente. Dio allora è colui che continuamente mi pasce, dice Davide. Non solo, ma continuamente mi conduce in pascoli erbosi e ad acque di riposo. E questo mi rinfranca nel cammino. Per cui, anche se dovessi attraversare la valle oscura (tzalmanet) non temerei alcun male. Qui abbiamo un termine importante: tzalmanet al quale possiamo dare due significati, ombra di morte e tenebra oscura. Tzalmanet si scompone in due parti: tzal, che significa «ombra» e mavet, che significa «morte». Questa ombra di morte è tenebra fittissima, profonda, oscura e indica due cose: le valli che le greggi dovevano passare per andare a nuovi pascoli; valli insidiose per i briganti o le bestie feroci. Le valli interiori dell’orante. Tzalmanet ritorna anche in Gb 10,21-22 e descrive un luogo senza ordine oppure una tenebra che annulla (cf. Gb 3). Nel Salmo 44,20 invece è una forma di schiacciamento. Bene, lì c’è YHWH: Kiy atà imadi (perché tu sei con me). E questa presenza è ad un tempo difesa (bastone) e guida (vincastro).  Questo pastore dal v. 5 diventa poi anfitrione. Non si pascola più ma si entra nella tenda ospitale dove il padrone di casa prepara una ricca mensa. È noto come in Oriente quando si entrava nella tenda di qualcuno si diventava automaticamente ospiti, e l’ospite era sacro. Per cui il cibo migliore, ma anche l’olio per ungere il capo e il vino traboccante nella coppa. Il Salmo 104,15 ricorda che Dio prepara: «Il vino, che allieta il cuore dell’uomo, / l’olio che fa brillare il suo volto, / e il pane che sostiene il suo vigore». Anche la finale è straordinaria: «Bontà e fedeltà mi seguiranno…» ( v.6). Per bontà abbiamo il termine tob e per fedeltà hesed. Bene, l’amore fedele di Dio mi accompagnerà, dice Davide. Qui abbiamo il verbo yirdefuni che va tradotto con «mi inseguiranno». Possiamo allora tradurre meglio: «Bontà e fedeltà mi inseguiranno…» per dire l’amore fedele con il quale Dio cerca attivamente ogni uomo. E questo non per un giorno ma per tutti i giorni fino ad entrare in piena comunione di vita: «E abiterò nella casa del Signore (tempio) per lunghissimi anni». La valle oscura o come scriverà Osea la valle di Acor si è così trasformata in porta di speranza (cf. Os 2,17).

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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