1 Giugno 2025
Solennità
dell’Ascensione del Signore
Anno C
Cristo sale al cielo tra luce e Spirito, accolto dal Padre; la Chiesa lo invoca dal basso, seguendo le sue orme verso la salvezza.
DA SOTTO I SUOI PIEDI
Staccarsi per attaccarsi.
T. de Chardin
La grande dea ispiratrice di Salvador Dalì (1904-1989) fu Elena Dmitrievna D’jakonova più conosciuta come Gala (pseudonimo datole dal primo marito Paul Éluard). Dalì affermava che era la donna che lo aveva salvato dalla pazzia e dalla morte prematura. Difatti, dietro il genio c’era un uomo fragilissimo, disorganizzato e insicuro ma che comunque apriva le sue giornate dicendo: «Ogni mattina, al risveglio, provo un piacere supremo, il piacere di essere Salvador Dalì». Era Gala, intelligente ed accorta, che faceva da trait d’union tra il pittore catalano e il mondo reale. Ma prima di Gala, Dalì conobbe il poeta Federico García Lorca con il quale ebbe anche un tempestoso rapporto sentimentale prima di fuggire a Parigi assetato di soldi e di gloria. Comunque, Lorca fu tra i primi a intuire il linguaggio surrealista del Nostro. Il Surrealismo, come è noto, si impose come movimento artistico di avanguardia dopo la Prima Guerra Mondiale e si mise in contrapposizione al dominio della ragione affermando il valore dell’inconscio, nel processo di creazione artistica, e dando vita ad opere oniriche e irrazionali. Dalì dipinse nel 1958 una straordinaria e originalissima Ascensione di Cristo. Per comprenderla dobbiamo anzitutto confrontarla con un’altra opera, più nota, Il Crocifisso di san Giovanni della Croce (1951). Nell’Ascensione la prospettiva parte dal basso e sale verso l’alto al punto che il corpo si vede dai piedi (influsso del Mantegna). Con molta probabilità, Dalì descrive il momento in cui Gesù sale al cielo sotto lo sguardo attonito dei discepoli. Nella Crocifissione invece la vista è dall’alto e si dirige verso il basso. Qui Gesù è sotto lo sguardo del Padre. Il volto di Gesù però non si vede mai; è diretto verso il Padre (Ascensione), e verso di noi (Crocifissione). Due scorci, quindi, contrapposti. Dal Padre al mondo, dal mondo al Padre. Ponte tra queste polarità è il Cristo Signore. Ma attenzione, è importante guardare il Cristo da sotto i piedi – afferma Dalì – perché da quella posizione possiamo vedere il Cielo, quel Cielo del quale lui è la via vivente (cf. Eb 10,19-20). Gesù, salendo a Dio, mantiene la postura della croce (le sue mani tra l’altro sono ancora tese nello spasmo del dolore). Gesù attraversa poi due globi luminosi, uno giallo (un girasole? un atomo?) e uno bianco. Alla cima un volto femminile, quello di Gala e, un attimo prima, la colomba dello Spirito. Quale lettura, in questa complessa simbologia? Per Dalì, il globo luminoso rappresenta il Padre che accoglie il Figlio nel suo ritorno glorioso. Gala, poi, non è solo la moglie amata ma anche una figura della Chiesa, la quale assieme allo Spirito grida: «Vieni, Signore Gesù» (cf. Ap 22,20). Se è vero che il Capo ha raggiunto la gloria, il Corpo però è ancora esule. Non solo invoca: Maranatha, ma sta pure, come abbiamo detto, sotto i piedi del suo amato Signore. Perché? Semplice, perché è questa è la postura per giungere a vedere il Cielo, come abbiamo detto. Ma non basta. È necessario percorrere anche le orme del Maestro (cf. 1Pt 2,21), testimoniando con la vita il Vangelo, come aveva già profetato Isaia: «Come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio» (cf. Is 52,7).
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia