2 Giugno 2024
Solennità del Corpo e Sangue di Cristo
Anno B
Gesù, mediatore della nuova alleanza, è al contempo vittima e sacerdote. Ci accostiamo al mistero Eucaristico attraverso la simbologia insita nell’arte di Raffaello.
CORPUS DOMINI
Le letture della solennità odierna possiamo riassumerle in un termine: alleanza. In Es 24,3-8 si fa memoria dell’alleanza stipulata da Dio dopo la liberazione dall’Egitto. Attraverso un rito di fondazione (il sacrificio di comunione) Dio e il suo popolo si legano in modo indissolubile. Il rito dell’aspersione con il sangue attesta invece che questo legame è vitale (il sangue rappresenta la vita). Il fatto, in fine, che il popolo sia asperso con metà del sangue significa che Dio non solo accetta la vita del suo popolo ma offre anche la sua. La lettera agli Ebrei (9,11-15) ci presenta invece il mediatore della nuova alleanza, Gesù, sommo sacerdote. Egli è ad un tempo vittima e sacerdote. Vittima degna, aggiungiamo, perché senza peccato; sacerdote perfetto perché nello Spirito ha offerto totalmente se stesso. Sacrificio efficace perché ci ha purificati e rendenti. Con il testo evangelico di Marco (Mc 14,12-16.22-26), che ci riporta all’ultima cena, viene ribadita la modalità con la quale Gesù ha inaugurato la nuova ed eterna all’alleanza: l’oblazione di sé. Come commento pittorico a questa solennità scegliamo un affresco di Raffaello, la Disputa del Sacramento, che troviamo in Vaticano nella Stanza della Segnatura. Nato ad Urbino, i primi rudimenti pittorici Raffaello li apprese dal padre, Giuseppe Santi, pittore della cerchia di Melozzo da Forlì. Inizialmente egli guarda a Pietro il Perugino e a Piero della Francesca. Dal primo apprende il linguaggio classicistico, dal secondo la razionalità dello spazio. Più tardi, da Leonardo erediterà invece il sentimento di natura, mentre da Michelangelo il sentimento morale. Il tutto troverà in lui una sintesi perfetta e non più raggiunta. Come è noto fu maestro insuperabile nel disegno, ma altrettanto lo fu per il colore. Ci sono dei quadri, ad esempio La Velata (1516), che sono dei prodigi di cromatismo. Ma Raffaello fu anche eccelso luminista. Basta varcare la Stanza di Eliodoro, sempre in Vaticano, dove si possono notare ben tre fonti di luce che illuminano la liberazione di Pietro: quella che circonda l’angelo liberatore, quella delle torce dei soldati e in fine il chiaro di luna. Con la Disputa (1508-1509) prende avvio la lunga vicenda degli affreschi del Nostro nell’appartamento di Giulio II. La prima stanza era in origine la biblioteca privata del papa e gli affreschi alludono all’argomento dei volumi conservati nelle scansie lungo le pareti; in questo caso la Teologia, simboleggiata da una doppia esedra di personaggi nei due registri, uno umano e uno divino; quello umano rappresenta la Chiesa militante e quello divino la Chiesa trionfante. Al centro della composizione troviamo l’ostensorio con l’Eucarestia. Notiamo solo un particolare. Il basamento dell’ostensorio è a forma romboidale come l’aureola dell’Eterno Padre. Questo per significare che alla base del Sacramento vi è il Mistero sacro e perfetto. Lo stelo del calice è invece abbinabile alla Fontana della giovinezza (le cui acque, secondo una leggenda medioevale scaturiscono dall’Eden). Tutto, cielo e terra, converge verso l’Eucarestia a cui si addice solo l’adorante silenzio.
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia