26 Luglio 2026

XVII Domenica del Tempo Ordinario

Il Regno è un tesoro da vivere ora: esperienza di Dio che trasforma la vita, oltre il risentimento, in amore autentico e gratuito.

L’IDILLIO VIVENTE

Soffermiamoci sul tema del Regno dei cieli paragonato da Gesù ad un tesoro nascosto, ad un mercante e ad una rete gettata nel mare. Ci aiuta nella riflessione Nietzsche, il filosofo della morte di Dio, il quale ha evidenziato la differenza enorme tra il Cristo storico e la Chiesa in un testo non facile del 1888, L’Anticristo. Pur rifiutando il cristianesimo, Nietzsche distingue Gesù, visto come idillio vivente, l’unico vero cristiano morto sulla croce, mistero di innocenza e autenticità da ciò che ne è seguito dopo la sua morte. Per il pensatore tedesco, Gesù non ha fondato nulla e il cuore del suo messaggio è un nuovo modo di vivere, dove Dio non è un dogma in cui credere ciecamente ma una esperienza da vivere. Per Gesù, il Regno di Dio è qui e qui va sperimentato (nessuna tentazione escatologica, nessuna alienazione in un cielo astratto ed etereo). Esso si manifesta in coloro che lo cercano come il più grande tesoro, che sono disposti a tutto pur di entravi e che soprattutto amano senza risentimento. Il risentimento (ressentiment) è uno dei punti forti della filosofia del Nostro ed indica l’atteggiamento dei deboli, i quali, incapaci di reagire nella storia trasformano l’impotenza in una forma creatrice di valori. Ad esempio, ciò che è debole è visto forte e ciò che è forte è visto come debole. Ma Gesù non ha pensato come Paolo, maestro, a detta di Nietzsche, di questa tragica visione. Con Gesù, come abbiamo detto, il Regno di Dio non viene ma è già presente e operante. Questo fa sì che non ci sia più distanza tra Dio e l’uomo, il cielo e la terra. Gesù è il superamento delle morali arcaiche basate sulla colpa e il sacrificio cruento. Ma tutto è stato traviato dalla religione del risentimento, che ha ribaltato i valori nobili (forza, salute, gioia…) in mali, santificando così la sofferenza, l’umiltà e la rinuncia. Questo ha fatto nascere l’odio nei confronti dei così detti forti; un odio che non si esprime con la violenza ma trasformando il senso di inferiorità in superiorità morale. Certamente non tutte le posizioni del filosofo tedesco sono da sottoscrivere, ma è vero che la loro forza provocatrice può aiutarci ad una verifica sul nostro modo di intendere Cristo e l’annuncio del Regno dei cieli.

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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