7 Giugno 2026

Solennità del Corpo e Sangue di Cristo

Nel tradimento Gesù si dona fino alla fine: dall’abbandono nasce un amore pieno che vive nell’Eucaristia, forza di una umanità nuova.

ALLA MENSA DI DIO

Scriveva Elemire Zolla (1926-2002): «Non si ruba alla mensa di un Dio al quale non ci si è offerti con pieno amore» ossia non possiamo comprendere il mistero Eucaristico se non entriamo nella sua stessa dinamica di offerta. Ma ciò che ci stupisce è il contesto tragico in cui Gesù ha istituito il Sacramento: il tradimento. Lo afferma molto chiaramente Paolo, molto vicino a Luca, quando scrive: «Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane…» (1Cor 11,23ss). Partiamo allora da questa chiave per entrare nella solennità odierna del Corpus Domini. La storia di Gesù è attraversata dal tradimento. La tristezza nell’ultima cena, l’angoscia nell’orto degli ulivi, il grido sulla croce riflettono un crescendo di drammaticità ma anche di trasformazione per Gesù. In ognuna di queste esperienze egli prende coscienza di essere stato tradito. Di Giuda ne aveva avuto da subito il sentore (cf. Gv 6). Lo accetterà per la maggior gloria di Dio. Anche il rinnegamento di Pietro era stato preannunciato (cf. Gv 13). Tutti gli altri discepoli poi lo tradirono nella Passione (cf. Mc15). A quel punto, Gesù si è concentrato tutto sul Padre, riponendo in Lui la sua fiducia, sicuro del suo aiuto, del suo soccorso. In una parola, Gesù sapeva che il Padre non lo avrebbe mai abbandonato. Era sì l’uomo dei dolori ma la sua fiducia originaria era ancora tutta intatta. Contava sul Padre, e a Lui chiedeva persino di perdonare i suoi uccisori. Ma ad un certo punto, però, ha visto infranto questo patto di fiducia, in quanto non lo ha più avvertito. E lì ha gridato la sua assenza sentendo nella carne e nello spirito la realtà del tradimento e della brutalità di Dio. Ma dove è stato abbandonato, là dove si è sentito tradito, là è diventato pienamente uomo, patendo la tragedia umana dell’assenza di Dio. Gesù e il Padre in quell’istante non erano più una cosa sola. La sua fede ha sostenuto questo terribile urto generando in lui un amore nuovo, nato dal crogiuolo della sofferenza. E quali sono i segni di questa pienezza? Ne possiamo cogliere ben cinque. Anzitutto, non ha minacciato vendetta ma si è rimesso a Dio. Non è poi caduto nella negazione ossia non è venuto meno in lui, nonostante tutto, il valore degli uomini, suoi fratelli e nemmeno ha ripudiato o maledetto i suoi discepoli. Neppure dal Padre si è staccato ma ne ha fatto, gridando il Salmo 22, la sua esegesi vivente; non è diventato cinico, ossia non si è sentito sulle sue labbra nessuna espressione di delusione o pentimento per quanto ha detto e fatto; non ha tradito se stesso. Se fosse entrato nella logica dei suoi traditori avrebbe tradito i suoi valori, ciò in cui credeva e da sempre aveva creduto; non ha fatto nessuna scelta paranoide ossia dopo la risurrezione non è caduto nella idealizzazione di rapporti perfetti. Questa pienezza vive nell’Eucaristia ed è a tutti noi partecipata gratuitamente. Ecco l’energia del mondo nuovo, l’alba di una nuova umanità.

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

Pin It on Pinterest

Share This

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Non utilizza cookie per finalità commerciali né fornisce a terzi le informazioni sugli utenti. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per saperne di più sui cookie, clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi