10 Maggio 2026
VI Domenica
di Pasqua
La Pasqua è passaggio interiore: dalla croce e dagli abissi alla luce. Il dolore non sparisce, ma diventa feritoia da cui nasce una vita nuova.
NASCERE ALLA LUCE
Conca lucente
trasporti alla foce del sole?
Torni ricolma di riflessi,
anima,
e ritrovi ridente
l’oscuro.
G. Ungaretti
Il dolore esige di essere sentito.
J. Green
La Pasqua cristiana non è solo un dato di fede ma è anche una esperienza interiore in quanto segna l’attraversamento delle tenebre e la nascita alla luce. Il grande psicoterapeuta Carl Gustav Jung ha colto nella morte e risurrezione di Cristo uno degli archetipi più potenti e fecondi dell’umanità. La Pasqua – passione, morte e risurrezione – non è solo un fatto storico e teologico, ma anche, come abbiamo già ricordato sopra, una sorta di drammaturgia dell’anima, un cammino che ognuno deve compiere nel suo processo di individuazione. La fede afferma che Gesù è morto sulla croce, poi disceso agli inferi ed è risorto il terzo giorno. Questa discesa e risalita è pure simbolo del percorso dell’uomo. Cosa rappresenta la croce? La tensione degli opposti, la sofferenza dell’io davanti al conflitto tra pulsioni, doveri e ideali. È il luogo del travaglio necessario per una pienezza del proprio essere. Gli inferi sono la notte dell’anima, la perdita delle certezze, la destrutturazione del soggetto. Sono il regno dell’ombra ossia di tanti aspetti repressi che attendono di essere integrati. L’inferno è l’altro volto della nostra identità. La risurrezione, in fine, è l’avvento di una nuova totalità dell’io, la sua riunificazione e trasfigurazione. La possibilità di una vita nuova. Certo, le ferite subite non scompaiono ma divengono però feritoie da cui passa la luce. Il dolore è così un luogo di rivelazione. In questo modo, Gesù Cristo non è solo un maestro di morale ma un principio interiore che accompagna la verità di ogni uomo; egli fa capire che ogni discesa è pure un’ascesa ossia che per giungere a stessi è necessario risorgere da morte. Jung, da grande maestro, ha saputo poi coniugare la risurrezione con la speranza, la quale non è un ottimismo superficiale ma la capacità di attraversare gli abissi. Ancora Ungaretti con «Sereno»: «Dopo tanta / nebbia / a una / a una / si svelano le stelle. / Respiro / il fresco / che mi lascia / il colore / del cielo. / Mi riconosco / immagine / passeggera. / Presa in un giro / immortale».
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)