1° Marzo 2026
II Domenica
di Quaresima
Anno A
Sul Tabor Gesù rivela che Dio abita l’uomo come luce. L’ascolto del Figlio apre il cuore alla trasfigurazione e prepara alla Pasqua.
NELLA LUCE DEL COMPIMENTO
Dopo essere entrati nel deserto della prova, oggi saliamo il monte della trasfigurazione. Ma cosa ha da dirci questa celebrazione nel nostro itinerario verso la Pasqua? Sul Tabor Gesù si trasfigura. Cosa significa? Che Gesù, trasfigurandosi, ha dato un corpo a Dio e Dio ha abitato un corpo d’uomo. Infatti, Dio si rende visibile attraverso Gesù e lo fa trasfigurandolo ossia rendendolo luminoso perché Egli, Dio, è luce. Questo ci fa capire una cosa importante ossia che Dio abita in noi. Misteriosamente è in noi e lo è come luce, come presenza irradiante. Quando Rilke ricordò, in una sua poesia, Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricordiamo gli ottocento anni dalla morte, disse che il Santo, nella sua sequela Christi «salì sempre di luce in più fulgida luce. E costruì la sua cella in quel sereno». Il cammino cristiano di Francesco fu una salita nella pura luce. Ma come accedere a questo luminoso fuoco? Il Vangelo ce ne indica la via: l’ascolto. Bisogna ascoltare, dice la voce dal cielo, bisogna ascoltare Gesù, il Figlio amato. Solo attraverso l’ascolto noi giungiamo alla luce. Pensiamo, al riguardo, ad Agostino, nel famoso brano delle Confessioni: «Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore… (Agostino entra in sé, si pone in ascolto del cuore, e questo ascolto lo apre alla visione). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia… una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore… Non era la luce terrena e visibile… Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato… Era la luce che mi ha creato». Era Dio. E allora, per riprendere la metafora rilkiana, da «quel sereno» tutto si trasfigura e le ombre si sciolgono; meglio, le ombre divengono il preludio alla luce, come il silenzio alla parola, la notte all’aurora, il pianto alla gioia, la morte alla vita.
Chi ti scriverà luce divina
che procedi immutata e immutabile
dal mio sguardo redento?
Io no: perché l’essenza del possesso
di te è “segreto” eterno e inafferrabile;
io no perché col solo nominarti
ti nego e ti smarrisco
tu, strana verità che mi richiami
il vagheggiato tono del mio essere.
Alda Merini
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)