1 Febbraio 2026
IV Domenica
del Tempo Ordinario
Anno A
Le Beatitudini rivelano l’agire di Dio, indicano la via della vera felicità e trovano il loro compimento in Gesù, uomo delle Beatitudini. A noi accoglierle e viverle.
LA VIA DELLA FELICITÀ
Oggi siamo davanti ad una pagina nota, famosissima e impegnativa: le Beatitudini. Ognuna di esse inizia con una dichiarazione di felicità: «beati»; poi si specifica a chi è diretta questa beatitudine, ad esempio: «beati i poveri in spirito»; in terza battuta si indica la causa della beatitudine: «perché di essi è il regno dei cieli». Se osserviamo bene ci accorgiamo che ogni beatitudine, nella prima parte, dopo il macarisma, parla di un atteggiamento umano o di un agire umano, mentre nella seconda parte di un atteggiamento o agire divino. L’agire divino causa la felicità dell’uomo. Ma non solo, l’agire divino rende possibile l’agire umano virtuoso, ne è il fondamento. Ogni beatitudine poi presenta la felicità come un traguardo; l’agire umano come la via a questo traguardo; l’agire divino come la motivazione e la forza per raggiungerlo. Scaviamo ancora. Le Beatitudini ci presentano, abbiamo detto, l’agire di Dio verso gli uomini; un agire diversificato a seconda dei vari interlocutori. Ad esempio, Dio promette e offre consolazione per chi è nel pianto, la terra promessa per coloro che sono miti. Ci presentano anche l’agire dell’uomo, ecco i poveri in spirito, ecco i miti, ecco gli operatori di pace. La Peshitta, una versione siriaca della Bibbia, traduce il «beati voi» con «possidenti di ogni beatitudine». I beati allora sono coloro che non solo hanno come riferimento le beatitudini ma vi sono immersi dentro. E questa immersione è nel Dio trinitario. Le Beatitudini hanno tre caratteristiche: sono anzitutto una rivelazione di Dio. Ci rivelano le scelte di Dio, il suo agire nella storia degli uomini, il suo amore per gli uomini. Sono pure una promessa, che si realizzerà in Dio. Per viverle – terza caratteristica – è necessaria la fede ossia credere in Gesù, nella sua parola. Gesù infatti è l’uomo delle Beatitudini. Ma non è tutto, Gesù in esse tra tradotto la sua esperienza, il frutto della sua fede pensata e praticata. Egli viveva queste Beatitudini, e la certezza di queste promesse lo sosteneva nella sua quotidiana esistenza, permettendogli di superare le difficoltà e le ostilità. Per renderci conto che Gesù è l’uomo delle Beatitudini basta far scorrere il Vangelo. Le Beatitudini, quindi, non sono una ideologia, una utopia, una semplice dottrina spirituale. Gesù le ha dette per rivelarci la sua esperienza umana nella quale ha trovato la beatitudine. Certo, una felicità talora a caro prezzo; una felicità che è maturata nella consapevolezza che un uomo è beato solo se ama Dio e il suo prossimo. Seneca dopo la morte e risurrezione di Gesù aveva scritto: «Tutti vogliono vivere felici, ma quando si tratta di veder chiaro cos’è che rende felice la vita, sono avvolti dall’oscurità». Bene, le beatitudini sono una luce che può illuminare i nostri passi verso l’autentica felicità. A noi credere e vivere.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)