11 Gennaio 2026

Battesimo del Signore

Anno A

Nel battesimo Gesù è rivelato come il Figlio amato: in lui vediamo il Padre e in ogni uomo possiamo riconoscere il luogo della presenza di Dio invisibile.

IL FIGLIO AMATO

Oggi celebriamo la festa del battesimo di Gesù. Attorno al Bambino si sono stretti in molti in questo tempo e tutti hanno cercato di dirci qualcosa di lui. L’evangelista Luca, ci ha detto che la sua nascita è stata un evento storico, realmente accaduto e non un mito, una favola. Ecco allora l’attenzione alle coordinate storiche e persino geografiche della sua nascita. Dio è entrato nel tempo. Matteo, invece, ci ha detto che Gesù è il compimento delle promesse di Dio. Ciò che gli antichi profeti avevano vaticinato nasce a Betlemme, da una vergine ed è chiamato Emmanuele, Dio con noi. Dio, quindi, non ha ingannato né deluso. Nel giorno dell’Epifania ha aggiunto anche un altro dato, quello della stella, per indicarci come persino i cieli orientano a Cristo, persino gli astri, nel loro corso, testimoniano di lui. Ecco poi arrivare Giovanni, con il suo solenne Prologo che è risuonato il giorno di Natale. Giovanni ha riportato anzitutto la testimonianza della sua comunità che ha riconosciuto in Gesù la gloria di Dio. In Gesù di Nazareth quei cristiani del I secolo hanno visto Dio. E hanno detto, inoltre, che Gesù è la parola di Dio, in greco il Logos. Oggi invece, come abbiamo sentito nel Vangelo proclamato, è il Padre che ci parla di Gesù: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3, 17). Soffermiamoci brevemente su queste parole. Anzitutto possiamo notare che non siamo davanti ad una rivelazione rivolta a Gesù, ma a una rivelazione su Gesù a noi. Per Dio, Gesù è anzitutto il Figlio. Cosa significa? Dire che Gesù è il Figlio non significa solo affermare che è di natura divina. Anche questo. Gesù è il Figlio perché è la visibilità del Padre, per cui l’umanità di Gesù è il sacramento di Dio in questo mondo. E noi attraverso la sacra umanità di Gesù risaliamo a Dio. Al riguardo, c’è un testo di papa Paolo VI straordinario: «Se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo ravvisare il volto del Padre celeste: Chi vede me – disse Gesù – vede il Padre, il nostro umanesimo si fa cristianesimo e il nostro cristianesimo di fa teocentrico, tanto che possiamo altresì affermare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo». L’uomo Gesù, è l’icona perfetta della nostra umanità. Ma Gesù è il Figlio amato da Padre. Quanto amato? In Gv 13 leggiamo che l’amore del Padre giunge a porre tutto nelle mani del Figlio. Il Padre ama il Figlio fino a spossessarsi totalmente di Sé, fino a darsi tutto al Figlio. Quindi è un amore che si riversa nel Figlio; un amore che è un donarsi e un donare e allo stesso istante è un amore colmo di fiducia. Ma non è tutto: Gesù è il compiacimento di Dio. Bellissimo. Un Dio infinito che si compiace nel Figlio che ha assunto la nostra finitezza, il limite. Tanto Gesù è Figlio e Figlio fino in fondo da attrarre irresistibilmente il Padre. Per cui possiamo dire non solo che chi vede Gesù vede Dio, ma anche dove è Gesù ivi è la presenza di Dio. E noi sappiamo che Gesù si è identificato con ogni uomo. Per cui possiamo dire che ogni persona è il luogo del Dio invisibile, il luogo ove il Padre mi attende per dirci: «Tu sei mio figlio, il mio amato: in te io mi compiaccio».

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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