13 Luglio 2025
XV Domenica
del Tempo Ordinario
Anno C
Francesco incontra Cristo nel lebbroso: scende da cavallo, ama, si dona. L’amore trasfigura il volto dell’altro e rinnova il mondo.
IL SAMARITANO
Vogliamo rileggere la parabola del buon samaritano nell’esperienza di Francesco d’Assisi. Ad un certo punto della sua vita, come è noto, egli ha avvertito che Qualcuno lo precedeva, lo amava, lo conduceva, e lo ispirava…ma non sapeva chi era. Che fare? Francesco allora si confronta con i suoi più alti ideali, quelli della cavalleria. Deve diventare cavaliere. Ma quando una Voce interiore gli fa capire che è più importante il padrone del servo, abbandona i suoi sogni e ritorna sconfitto alla sua terra natale. Lo Spirito però lo sta muovendo dal di dentro. E dove lo conduce? È Francesco stesso a dircelo nel Testamento:
Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a fare penitenza, poiché essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia.
Francesco è condotto dal Signore tra i lebbrosi, ma davanti a quello spettacolo raccapricciante inizialmente fugge. È una visione orribile. Ma in quel momento comprende pure che fuggire davanti ai lebbrosi, passare oltre, è la più terribile delle sconfitte. E un giorno si vince, scende da cavallo e bacia con riverenza la mano di uno di costoro. Ecco, questo è un primo passo, importantissimo. Finché in Francesco vince ciò che appare, la lebbra, egli non ha né il coraggio e né la forza per avvicinarsi all’uomo malato ed emarginato. Anzi, lo giudica e lo allontana ulteriormente. Quando invece accetta di incontrarlo, quando si ferma presso di lui, misteriosamente entra dentro la verità nascosta di quell’uomo e giunge ad una scoperta incredibile: il lebbroso è Gesù stesso, e quindi un fratello, un fratello cristiano.
Francesco intuisce poi un’altra cosa fondamentale, ed è questa: al prossimo non basta dare qualcosa ma bisogna donare se stessi, a partire dal cuore. Francesco ama quell’uomo, comincia ad amarlo e per questo lo abbraccia e lo bacia. Lo accoglie così com’è e lo genera in Cristo. Francesco ormai guarda con l’occhio della fede e mentre, felicissimo, rimonta a cavallo voltandosi indietro non vede più il lebbroso. Cosa è successo? Perché non lo vede più? Non lo vede perché attorno a lui non ci sono lebbrosi, ma soltanto fratelli cristiani. Francesco, secondo una bella immagine di Nicos Kasantzakis, comincia così a transustanziare il mondo e a ricomporlo nell’armonia del primo Amore del Padre, Gesù Cristo.
Scoperte le note di questo canto ne compone una melodia, un inno a Colui che è divenuto l’unico e solo amore della sua esistenza. Francesco ha capito che l’uomo, anche quello lebbroso, quello che troviamo abbandonato lungo le strade della vita, è Cristo velato, e che per riconoscerlo c’è bisogno di un atto di amore. Solo l’amore compie il miracolo: quel volto sfigurato diviene volto trasfigurato. Ma non è tutto. Il lebbroso, stando ai biografi francescani, ricambia Francesco con un bacio. In questo modo gli partecipa, per certi aspetti, il frutto di quelle stimmate di sofferenza che lo configurano al Crocifisso. È la Pasqua, evento salvifico che vede apparire l’uomo nuovo. Commenta il Celano: Francesco «simile ad un fiume del paradiso (…) ha diffuso con amorosa cura le acque del Vangelo per il mondo intero e con le opere ha additato la via e la vera dottrina del Figlio di Dio. Così che per lui e per suo merito il mondo ritrovò una nuova giovinezza, una insperata esultanza».
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia