21 Luglio 2024

XVI Domenica
del tempo ordinario

Anno B

Di cosa soffre la comunità dei credenti? Sovente della mancanza di figure autorevoli che la guidino sulle strade del Vangelo.

PECORE SENZA PASTORE

Di cosa soffre la comunità dei credenti? Sovente della mancanza di figure autorevoli che la guidino sulle strade del Vangelo. Gesù stesso, osservando le folle che lo seguono, prova compassione perché sono «pecore senza pastore» ossia abbandonate a se stesse. Già Michea, a suo tempo, vedeva gli israeliti vagare sui monti senza guide né pascoli (cf. 1Re 22,17). A partire dalle letture odierne vogliamo allora tratteggiare tre qualità che devono caratterizzare chi si assume il ruolo di leadership all’interno della comunità credente.
Il re Davide è stato considerato un modello di sovrano eppure il suo governo non è stato privo di ambiguità. Verso la fine del suo regno ha una tentazione: fare il censimento del suo popolo (cf. 2Sam 24). Una comunità numerosa è certo motivo di vanto per chi la guida. Per questo, Davide sarà duramente punito da Dio con una pestilenza che ucciderà ben 70.000 abitanti da Dan fino a Bersabea. Cosa significa? Semplice: le persone non sono numeri. Chi ha il ruolo di guida non deve contare le persone ma far sì che contino. In che modo? Valorizzandole per ciò che sono e promuovendone i talenti per il bene non solo dei singoli ma anche della comunità.
Prima di Davide, la guida per eccellenza è stato Mosè. Per ben 40 anni ha guidato il popolo verso la terra promessa. Ma commette un errore, come leggiamo in Nm 20. Dio gli aveva detto che se voleva l’acqua per il popolo doveva «parlare alla roccia». Comando un po’ strano, tanto che pensa di colpirla con la verga e subito esce l’acqua. Per questo sarà punito: non entrerà nella terra santa. Come mai? Anche qui il discorso è semplice: la roccia rappresenta Israele, popolo duro e refrattario, ribelle e ostinato. A questo popolo bisogna parlare ossia privilegiare il paziente dialogo. Invece Mosè sceglie la via dell’autoritarismo e quindi picchia con la verga (simbolo dell’autorità) la roccia (Israele). La guida deve sempre ricordare che il popolo appartiene a Dio e che l’esercizio dell’autorità esclude ogni forma di abuso di potere.
La terza qualità ha ancora come protagonista Mosè, al termine però del suo mandato. Egli ha una preoccupazione: chiede al Signore una guida per il popolo (cf. Nm 27,16-17). Poi si preoccupa affinché il suo successore abbia successo (cf. Nm 27,17) fino a consegnargli le redini attraverso un segno di benedizione (Nm 27,23). Mosè non ostacola chi verrà dopo di lui, per Mosè il popolo ha una priorità assoluta.
Come riferimento pittorico prendiamo Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia di Bernardino Luini, pittore rinascimentale lombardo. L’affresco, ora conservato al Brera, dopo le vicende risorgimentali, è di estrema delicatezza. Il volto di Mosè sembra il volto di Cristo. Trasposizione cara, come è noto, all’evangelista Matteo. Lutero, in questa linea, giunge a affermare che Gesù era il Mosissimus Moyses ossia il Mosè all’ennesima potenza, l’icona suprema di quanti nella storia sono chiamati a guidare il popolo santo di Dio.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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