11 Giugno 2023

Solennità del Corpo del Signore

Gesù immola se stesso davanti al Padre portando la sua filiale obbedienza fino al dono totale di sé nella morte. È il gesto di un amore totale.

CORPUS DOMINI
CORPUS HOMINIS

Mi ha sempre molto colpito quanto diceva in una intervista lo scrittore e filosofo Elémire Zolla (1926-2002): «Non si ruba alla mensa di un Dio al quale non ci si è offerti con pieno amore». Ed è vero, l’incontro con Cristo nell’Eucaristia comporta la disponibilità ad una piena e totale donazione di sé. Non può essere diversamente. La Sua presenza, tutta immolata, è reciproca soltanto per esseri che entrano in comunione, per esseri immolati. Chi non ama non ha accesso alla Sua amicizia. Anche per questo la liturgia Eucaristica inizia nel segno dell’amore Trinitario, al quale ogni fedele vuole conformarsi: «Dacci, Signore, di uniformare la nostra vita al mistero pasquale che celebriamo nella gioia» – prega la colletta del venerdì della V settimana del Tempo Pasquale. L’Eucarestia è pure il sacramento della chiamata cristiana all’unità con il Figlio (cf. 1Cor 1,9), che lo Spirito – l’inviato dal Padre – rende fattiva incorporando ogni cosa in lui (cf. Ef 1,10). Ista enim revelatio, ipsa attractio – scriveva sant’Agostino. Rivelandosi, Egli ci attira a Sé, ci introduce alla Sua presenza al punto da costituirci poi Sua presenza nel mondo, tra i fratelli e le sorelle in umanità. Questo mistero è grande – viene da dire usando una metafora paolina (cf. Ef 5,32) – e ci lascia attoniti e stupiti, oltre che grati e riconoscenti.
Al cuore dell’Eucaristia noi abbiamo quindi l’immolazione volontaria di Cristo, come abbiamo detto, il quale, nella notte in cui veniva tradito, prese il pane, rese grazie, lo spezzò e disse: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo…prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue». Nell’Eucaristia, Gesù compie anzitutto un gesto: spezza il pane. Questo è evidenziato in tutti i racconti dell’istituzione, al punto che l’Eucaristia è stata chiamata anticamente fractio panis. Cosa esprime questo gesto? Certamente la solidarietà di Gesù verso di noi. Ma non solo. La fractio ha un significato sopratutto di immolazione. Una immolazione che si attua in primis tra Gesù e il Padre. Isaia aveva profetizzato che il Servo di JHWH sarebbe stato spezzato (attritus) per i nostri delitti (cf. Is 53,5). Gesù spezza se stesso davanti al Padre in quanto porta la sua filiale obbedienza fino al dono totale di sé nella morte. Se per noi questo appare un gesto duro, persino crudele, in realtà è il gesto di un amore totale. Allora, ciò che Gesù, dopo aver spezzato il pane, ci dona di mangiare è il cibo della sua obbedienza filiale. E se è vero che le parole della consacrazione terminano dicendo: «Fate questo in memoria di me», comprendiamo che anche noi dobbiamo spezzare ogni rigidezza davanti a Dio, ogni resistenza davanti ai fratelli, infrangendo così il nostro orgoglio davanti a Colui che ci chiede di essere come il suo Figlio primogenito: un pane spezzato. Dobbiamo anche noi nutrire i fratelli con il pane della nostra obbedienza filiale al Padre.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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