25 Luglio 2021
XVII Domenica del tempo ordinario
Anno B
Se per i discepoli il poco che hanno equivale al niente e al non poter fare nulla, per Gesù è qualcosa che può essere comunque condiviso.
Il segno dei pani si conclude in Giovanni con l’invito rivolto ai discepoli perché raccolgano, meglio «radunino» il pane avanzato. Gesù dona sé stesso come pane per radunarci in unità, perché la vita vera è vita di comunione, in lui, con il Padre, tra di noi. Lo comprende bene san Paolo ricordando agli Efesini che comportarsi in maniera degna della chiamata ricevuta significa lasciarsi radunare in unità dall’unico Dio e Padre di tutti. Il pane che condividiamo è un pane di comunione, perché la vita è davvero tale quando vive nel respiro della comunione. Il gesto compiuto da Gesù annuncia però una seconda cosa fondamentale: tale comunione è generata da un atteggiamento di dono e di condivisione. Il poco pane e il poco pesce, che agli occhi dei discepoli è «niente» di fronte al bisogno della gente, per Gesù è qualcosa che comunque può essere spezzato, offerto, condiviso. In questo modo egli ci invita ad assumere uno sguardo diverso con il quale guardare ai nostri limiti anche a quelli personali. Se il poco, o il limite, viene trattenuto per sé, isterilisce; se viene offerto, sprigiona una fecondità sorprendente. «Che cosa è questo per tanta gente?», domanda Andrea. Gesù ci pone una domanda diversa: del poco che hai che cosa ne fai? Lo trattieni egoisticamente per te o lo condividi con speranza e generosità?
Commento a cura della Comunità di Dumenza