11 Aprile 2021
II Domenica di Pasqua
Gli Atti descrivono la comunione dei cristiani, fondata sulla fede. Anche Tommaso giunge a credere quando è di nuovo con i suoi fratelli.
At 2,42-47; Sal 117 (118); 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31
La pagina degli Atti evidenzia oggi la dimensione comunitaria della fede. Essa torna ad affiorare anche nella pagina evangelica incentrata su Tommaso, che dall’incredulità iniziale giunge alla più alta professione di fede nel IV Vangelo: «Mio Signore e mio Dio». In questo cammino Tommaso deve abbandonare la sua pretesa personale per aprirsi alla dimensione ecclesiale del credere. Inizialmente egli è assente quando per la prima volta il Risorto viene nella comunità. Probabilmente non ha accolto, a differenza degli altri, l’annuncio della Maddalena che ha radunato i discepoli dopo la loro dispersione. Non crede a Maria e neppure ai suoi compagni che più volte gli narrano (c’è un imperfetto!) il loro incontro con il Risorto. Tommaso vuole verificare personalmente. Gesù si manifesterà vivente anche a lui, ma quando sarà di nuovo insieme ai suoi fratelli. Si può dire «Mio Signore e mio Dio», in una fede personale e intima, solo quando si è nella comunità, sostenuti dalla fede degli altri. A Tommaso Gesù ricorda quella beatitudine della fede che non pretende segni da vedere, ma che ci fa percepire di essere conosciuti e amati dal Signore, persino nella nostra incredulità. Anche noi, come afferma san Pietro, lo amiamo pur senza averlo visto, perché ciò che vediamo sono i segni del suo amore per noi: le piaghe che permangono nel suo corpo glorificato.
Commento a cura della Comunità di Dumenza