5 Luglio 2020
XIV Domenica del Tempo ordinario
Anno A
Vivere sotto il dominio dello Spirito e non della carne ci fa uscire da noi stessi per introduci nella relazione vera con Dio e gli altri.
Per san Paolo vive sotto il dominio della carne chi rimane chiuso in se stesso, ripiegato su di sé, prigioniero di desideri egoistici e autoreferenziali. San Benedetto direbbe: colui che rimane schiavo della voluntas propria, di una volontà cioè che cerca soltanto il proprio vantaggio e così si perde anziché trovare quel compimento al quale aspira. Lo Spirito, invece, fa vivere cammini di esodo, di uscita da sé e di liberazione, conducendoci nella giusta relazione con Dio e con gli altri. Nel brano parallelo al testo di Matteo che oggi ascoltiamo, Luca precisa che Gesù loda il Padre esultando di gioia nello Spirito (cf. Lc 10,21). Lo Spirito ci fa stare in modo autentico davanti al Padre, come poveri che sanno di dover ricevere tutto da lui, e in modo autentico davanti agli altri, in una fraternità intessuta di mitezza e di umiltà, disponibile a condividere il giogo di una compassione che sa alleviare fatiche e oppressioni e offrire il riposo di relazioni calde, accoglienti, solidali. La liberazione che Gesù promette a stanchi e oppressi, il ristoro che offre consiste in un modo diverso di stare davanti a Dio, che ci libera dalla schiavitù delle nostre chiusure, rendendoci accoglienti e ospitali. Gesà stesso plasma nella sua relazione con il Padre la relazione con i fratelli. Può dire «venite a me voi tutti» perché «tutto» riceve dalle mani del Padre.
Commento a cura della Comunità di Dumenza