29 Marzo 2020
V Domenica di Quaresima
Anno A
Non c’è amore più grande che dare la propria vita per gli amici, e dare la vita significa restituirla alla bellezza dell’amicizia.
Facciamo esperienza di Dio quando, come profetizza Ezechiele, lo riconosciamo come colui che apre le tombe per donarci lo Spirito della vita. La visione di Ezechiele fa riferimento non tanto a una risurrezione individuale, quanto alla rinascita di Israele, che dall’esilio viene ricondotto nella terra dei padri. Questo ritorno per il profeta è un passaggio dalla morte alla vita. La visione di Ezechiele ha il merito di ricordarci che la risurrezione non è solo destino individuale, ma comunitario. La vita nuova è vita nella comunione dei santi. Risuscitando Lazzaro, Gesù lo strappa non solo al sepolcro, ma alla solitudine della morte, per restituirlo alla bellezza di relazioni vere. Che tutto questo accada in un rapporto di cui viene sottolineata l’amicizia – Lazzaro è colui che Gesù amava – ci annuncia anche questo tema, tutt’altro che secondario. Gesù va a dare la vita a Lazzaro perché non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici. Ma anche perché donare vita vera significa restituirla alla verità dell’amicizia. Secondo san Paolo, rimane sotto il dominio della carne chi resta prigioniero di se stesso, chiuso nelle proprie sicurezze e nella propria solitaria autosufficienza. Lo Spirito, invece, ci apre sempre alla molteplicità degli incontri veri, con Dio e tra di noi.
Commento a cura della Comunità di Dumenza