5 Gennaio 2020
II Domenica dopo Natale
Anno A
Siamo eredità di Dio, porzione scelta, parte che gli appartiene in modo unico e singolare, perché da lui amati così come ama il Figlio.
Torniamo ad ascoltare in questa domenica il Prologo di Giovanni, dopo averlo fatto nel giorno di Natale. È talmente sorprendente il mistero dell’incarnazione che sembra necessario annunciarlo più volte, perché vinca la nostra incredulità, penetri con verità nella nostra coscienza, ci persuada con la sua inaudita bellezza. Dobbiamo far nostra la preghiera di san Paolo, con la quale egli intercede a favore degli efesini, «affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo… illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la vostra eredità tra i santi». La speranza alla quale siamo chiamati è diventare figli di Dio. Tale speranza è anche la nostra eredità. Dobbiamo però intendere questo termine nell’accezione biblica, diversa dall’uso che oggi ne facciamo. Non si tratta di ereditare un bene futuro; per la Bibbia l’eredità è la parte che Dio si è già scelta, che gli appartiene in modo singolare. Se traducessimo più letteralmente dovremmo dire che «siamo stati da lui messi a parte». Gli apparteniamo in modo unico, come sua proprietà singolare. Dio nessuno lo ha mai visto e ora il Figlio ce lo racconta. Lo fa non in modo estrinseco, ma facendoci insieme a lui dimorare nell’amore del Padre, come porzione scelta, perché amata.
Commento a cura della Comunità di Dumenza