9 Agosto 2020
XIX Domenica del Tempo ordinario
Anno A
Il dubbio della fede è uno sguardo che si distrae: vede il vento e non più il Signore. Fede vera è una mano che stringe la mano del Signore.
Elia sale sull’Oreb per cercare quel Dio che ha smarrito, o dal quale si sente tradito e abbandonato. Ascende verso il monte con la tacita speranza di ritrovare il Dio di Mosè, che su quel monte si era manifestato in segni grandiosi, secondo Esodo 19. Invece Elia incontrerà Dio in un segno diverso, nella voce di un «sottile silenzio», in un «silenzio svuotato», che svuota Elia delle sue attese e pretese per riempirlo di una diversa manifestazione di Dio, alla quale il profeta deve convertirsi per ritrovare se stesso. Un’esperienza simile la vive Pietro sul lago: anch’egli si deve svuotare delle sue pretese e della presunzione che lo illude di essere diventato capace di camminare sulle acque, per ritrovare la fede di chi sa gridare «Signore, salvami». Come Elia, incontriamo il Signore in un silenzio che ci svuota dal confidare in noi stessi e in false immagini di Dio; come Pietro, incontriamo il Signore nel grido con cui invochiamo la sua salvezza. Pietro può camminare sulle acque fino a quando il suo sguardo fissa Gesù; affonda quando inizia a vedere altro: il vento, se stesso, le proprie capacità. Il dubbio della fede è uno sguardo che si distrae, vede il pericolo e vede se stesso, senza più vedere il Signore e riconoscere in lui la verità di ciò che siamo e viviamo. Fede vera è quella mano che afferra la mano del Signore. In quelle mani che si si stringono ritroviamo la misura di chi siamo e la possibilità di resistere alla violenza della prova.
Commento a cura della Comunità di Dumenza