17 Maggio 2020
VI Domenica di Pasqua
Anno A
Dio pone in noi la Parola del suo amore: se sapremo custodirla, ci consentirà di amarlo come siamo stati amati, e di amarci tra di noi.
Amare il Signore significa accogliere i suoi comandamenti e osservarli. «Comandamenti» in greco è entolai, termine costruito con la radice del verbo tello (mettere) preceduta dalla preposizione en (dentro). Il comandamento è una parola che Dio mette dentro di noi, affinché la custodiamo facendola diventare la radice della nostra vita, dei suoi atteggiamenti, dei suoi gesti, delle sue parole. Quello di Dio non è un comandamento imposto dall’alto, da osservare; è una parola messa dentro, da custodire, affinché ci custodisca nell’amore. Se accogliendola la custodiamo essa ci manifesterà e farà maturare dentro di noi l’amore del Padre, che ci renderà capaci di amare così come siamo amati. Si innesca in tal modo un circolo virtuoso: più amiamo Dio e più egli si manifesterà a noi e noi potremo conoscerlo; più noi lo conosceremo, più ci sentiremo da lui amati e saremo in grado di amarlo e di amarci tra noi. Questo è anche il dinamismo dello Spirito che rimane con noi «per sempre». Possiamo intendere meglio: che rimane con noi «fino al compimento eterno». La presenza dello Spirito in noi non ci assicura solo una durata cronologica ma un compimento e una pienezza: egli rimane con noi per realizzare tutte le promesse di Dio. Ecco la speranza di cui dobbiamo rendere ragione, non a parole, ma con la dolcezza e il rispetto che promanano da una vita che sa amare.
Commento a cura della Comunità di Dumenza