17 Febbraio 2019
VI Domenica del Tempo Ordinario
Anno C
Gesù scende nella pianura della nostra povertà; la sua parola scende verso di noi per innalzarci alla beatitudine di chi confida in Dio.
Gesù, «disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante». Quello che in Matteo è il discorso della montagna, in Luca diviene il discorso della pianura. Mentre in Matteo «sale», in Luca Gesù «discende». Ecco due prospettive differenti, ma non alternative. Vanno tenute insieme in una complementarietà necessaria alla nostra fede. La parola di Dio scende verso di noi per innalzarci a quella perfezione dell’amore di cui Luca ci narrerà nei versetti che seguono, quando Gesù solleciterà i discepoli a essere misericordiosi come misericordioso è il Padre. È possibile giungere a questa misura dell’amore perché c’è una parola che scende verso di noi, per offrirci, a noi che l’ascoltiamo con docilità e l’accogliamo con fede, quella possibilità che altrimenti non avremmo, se ponessimo nella carne il nostro sostegno, come ammonisce Geremia. La logica delle beatitudini ci annuncia questo atteggiamento. Se è maledetto l’uomo che confida nell’uomo, beato è l’uomo che confida in Dio, riconoscendo che egli scende nella «pianura» della nostra povertà, della nostra fame, della nostra afflizione e persecuzione. Fondare la nostra fede in Cristo risorto, perché non sia vana, significa consentire alla sua risurrezione di scendere nella nostra povertà mortale per farci salire alla qualità nuova della sua vita risorta.
Commento a cura della Comunità di Dumenza