8 Marzo 2026
III Domenica
di Quaresima
Anno A
La samaritana scopre il dono di Dio: Gesù le dona l’acqua viva e la trasforma in testimone. Chi incontra Cristo diventa sorgente per gli altri.
«SE TU CONOSCESSI…»
«Se tu conoscessi il dono di Dio…» (Gv 4,10). Tu credi che il dono di Dio sia il pozzo, con l’acqua dei Padri che vi attingi. Certo, anche l’acqua è dono di Dio, ma c’è un’altra acqua, un altro pozzo a cui non hai ancora attinto, un’acqua che non hai bevuto per colmare la tua sete, un dono che ancora non hai ricevuto. «Se tu conoscessi chi è che ti dice: “Dammi da bere…”» (Gv 4,10). Se tu avessi almeno una vaga percezione di quell’uomo che ti sta parlando, del suo segreto, della sua sete (che è anche sete di te). Se tu sapessi…ma non sai, non sospetti nulla. Non conosci questo straniero, questo viandante misterioso che chiede acqua ma vuole anche darne. Ma non sai, non sai neppure chi sei tu. Difatti non hai nome, eppure certo conosci la tua vita, conosci i molti uomini che hai avuto, forse l’amore. Conosci l’acqua di Giacobbe, forse anche il suo Dio. Ma conosci te stessa? Sai davvero chi sei? Chi potresti essere? Ignori che da questo incontro uscirai diversa, diventerai un’altra. Sì, lascerai la tua brocca incustodita per correre in città e chiamare la gente. Sarai la prima missionaria cristiana. Prima ancora del martire Stefano, prima di Pietro, la roccia, molto prima di Paolo. E mentre i Dodici vanno a cercare pane, tu – dopo che lui ti ha parlato – corri ad annunciare la buona novella. Se Gesù è l’inviato dal Padre, tu sarai la donna, e per giunta samaritana (quindi eretica per i Giudei), ad essere la prima missionaria della storia. «Se tu conoscessi…». Siamo tutti come te, cara sorella samaritana, siamo tutti senza conoscenza. Non conosciamo Dio né il suo Figlio. Siamo analfabeti. Oh, certo, le nostre biblioteche sono strapiene di un sapere teologico su Dio e sul Cristo. Ma è un sapere che tocca solo la testa e raramente il cuore; un sapere teorico e non esistenziale. Ma Gesù è venuto anche per noi, e giorno dopo giorno ci insegna a sillabare il nome di Dio. Con infinita pazienza ci aiuta a comprendere che il Padre è oltre i nostri santuari, che è Padre di ogni uomo di quello che lo cerca ma anche di quello che lo rifiuta ignorandolo. Egli ci dona l’acqua viva dello Spirito, perché ci apre ad orizzonti più vasti. E qui accade il miracolo. Come la samaritana diventiamo sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna.
Eri venuta per dissetarti con l’acqua di Giacobbe, tuo padre.
Ma ora hai sete dell’acqua di Dio,
il tuo vero Padre.
La tua sete s’è fatta più grande
perché Dio si è fatto più grande:
hai sete, sì, di un Dio non tribale,
hai la grande sete per un grande Dio.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)