25 Maggio 2025

Sesta domenica
di Pasqua

Anno C

La pace nasce per un movimento in avanti verso Dio, movimento che si realizza grazie al sacrificio gratuito di Cristo.

EGLI È LA NOSTRA PACE

Il creato è uno, ogni creatura è in comunione con ogni altra
e vive in armonia e sicurezza avendo come fine la gioia
e la pienezza di ogni altra creatura.

W. Brueggemann

Del brano evangelico di questa domenica mettiamo in evidenza – dato anche il contesto che stiamo vivendo – solo una espressione di Gesù: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). La pace, come è noto, è uno dei nomi di Dio: «Il Signore è pace» (YHWH-Shalòm) (Gdc 6,24). Di più, la pace è una persona, tanto che Michea, annunciando il bambino messianico, dirà che: «Egli stesso sarà la pace!» (5,4). Negli scritti paolini troviamo l’espressione: «Il Dio della pace» (cf. Rm 15,33; 16,20; 1Cor 14,33; 2Cor 13,11; Fil 4,9; 1Ts 5,23) e: «Il Signore della pace» (cf.2Ts 3,16). Paolo, in un frammento di grande spessore teologico (cf. Ef 2,11-18), addita in Gesù il compimento dell’annuncio e dell’attesa dei profeti: «(Gesù Cristo) è la nostra pace» (Ef 2,14). L’apostolo dichiara inoltre che la pace non nasce tanto dall’unione dei due popoli venuti alla fede (giudei e gentili) quanto per un movimento in avanti, verso Dio. Non solo quindi un semplice cammino orizzontale ma verticale che genera un mondo nuovo, una nuova umanità. E qui Paolo introduce la differenza cristiana ossia parla di come questa pace si è già realizzata mediante la croce. Per cui la pace non solo ha un prezzo alto ma passa soprattutto attraverso l’atto gratuito di Cristo, che sulla croce ha dato se stesso riconciliando a Dio l’umanità intera. Gesù allora non solo ha costruito la pace ed invitato i suoi discepoli a fare altrettanto (cf. Mt 5,9) ma si è posto come costituivo della pace, come fattore decisivo dell’unità. La pace ha perciò la sua origine in Dio, è mediata da Cristo, costruisce la Chiesa e da questa passa al mondo intero. La comunità cristiana è all’interno di questa dinamica ed è chiamata ad esserne icona splendida e fulgente e allo stesso tempo strumento tra le genti. Senza questa tensione universale si interromperebbe il movimento di pacificazione che discende dal Padre. Ma la comunità cristiana sa, o dovrebbe sapere, che la pace ha sempre un alto prezzo, e che per edificarla si passa sempre attraverso lo spessore della croce ossia dell’offerta libera di sé nell’amore. Ecco perché tiene sempre fisso il suo sguardo sul Crocifisso. Al riguardo, l’icona che proponiamo viene dal genio di Salvador Dalì (1904-1989) ed è il Cristo crocifisso di san Giovanni della croce (1951). Dalì diceva che era nato da un sogno cosmico. L’Autore non evidenzia tanto la sofferenza del Crocifisso, ma la sua potenza vista come sorgente di una illimitata energia salvifica per l’universo.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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