9 Febbraio 2025

V Domenica
del Tempo Ordinario

Anno C

La Parola ci ricorda che Gesù può guarire l’uomo dalle sue malattie fisiche, psichiche, morali e soprattutto dal potere del male.

LA CHIAMATA COME GUARIGIONE

Il nostro buon Pedagogo, il Logos del Padre,
si prende cura della sua creatura tutta intera,
guarisce nello stesso tempo il corpo e l’anima.

Clemente di Alessandria

Luca inserisce l’episodio della chiamata dei primi discepoli (Lc 5,1-11) in una cornice di guarigioni operate dal Maestro. In 4,31ss troviamo un uomo sanato dalla sua impurità, poi abbiamo la guarigione della suocera di Pietro, e, in fine, troviamo vari malati e posseduti guariti e liberati. In 5,12-15, Luca narra ancora una guarigione, quella del lebbroso. Cosa significa tutto questo? Sembra che per l’Evangelista, il caro medico, come lo chiama san Paolo, non ci sia grande differenza tra la chiamata e la guarigione. In una parola: la chiamata succede ad un evento di guarigione. I verbi «guarire» (iáomai) e «curare» (therapéu) ricorrono con molta frequenza nel suo Vangelo. Gesù emerge quindi come colui che è venuto a sanare l’umanità dalle sue ferite mortali. Con la guarigione, inoltre, l’uomo recupera la sua dignità. L’uomo recuperato a se stesso è reso capace di seguire Gesù facendosi banditore della buona novella del Regno. Ma non solo, anche la fecondità apostolica segue alla guarigione avvenuta. Pietro, per essersi fidato della parola del Maestro, passa dallo scetticismo per il nulla («Non abbiamo preso nulla») allo stupore per la quantità enorme di pesci. La figura di Gesù come medico e medicina è quanto mai attuale anche ai nostri giorni. Ha scritto Carlo Rocchetta che «il boom della psicoterapia, nelle sue diverse declinazioni, così come il costante incremento del ricorso ai psicofarmaci sono sotto gli occhi di tutti e rappresentano un indice dei gravi malesseri che contrassegnano l’attuale società dei consumi: dalla solitudine all’ansia, dalla depressione al vuoto affettivo, dai conflitti personali e interpersonali ai disadattamenti giovanili e ai drammi di coppia e di famiglia». Su questo terreno, Gesù si presenta come colui che può guarire l’uomo dalle sue malattie fisiche, psichiche, morali e soprattutto dal potere del male. Secondo Tyrell, egli è stato un guaritore insuperabile almeno per quattro motivi: perché con la sua presenza ha incarnato la salvezza di Dio; perché ha sanato l’uomo nella sua totalità; perché ha illuminato quanti vogliono intraprendere un cammino di sequela; perché con la sua Pasqua ha inaugurato la nuova creazione. Scrive sant’Ambrogio: «Cristo è tutto per noi; / se vuoi curare le tue ferite, / egli è Medico, / se bruci per la febbre, / egli è la sorgente, / se sei carico di iniquità, / egli è la giustificazione, / se temi la morte, / egli è la vita».

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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