20 Febbraio 2022
Settima Domenica del t. o.
Anno C
L’incontro con il fratello-nemico può realizzarsi solo ricordandoci la misericordia che ci è stata usata senza dimenticare tutti i suoi benefici.
Il salmo responsoriale ci conduce direttamente al cuore dell’esigenze della Parola di Dio. L’Altissimo non ci comanda di essere misericordiosi, ma ce ne dà per primo l’esempio: perdona tutte le tue colpe, misericordioso e pietoso è il Signore. Paolo parla di uomo celeste di cui Davide, pur con tutto il carico dell’uomo di terra che fu, è fulgida icona proprio nel momento in cui è capace di perdonare e di mostrarsi pietoso. La verità come divina compatibilità del cuore di Davide si manifesta nella capacità di non eliminare il nemico, ma di porsi davanti a lui mantenendo un grande spazio tra di loro. Il Signore Gesù è categorico: amate i vostri nemici. La prima – forse la fondamentale – forma di amore nei confronti dei nostri nemici è riconoscere loro il diritto ad esistere di fronte a noi come nemici e non come amici. Questo esige tutto il lavoro interiore di amare senza mai elminare la grande distanza che si è creata – talora in modo difficile da spiegare o da dimostrare – facendo di questa un luogo di incontro che non elide il sentimento di differenza e persino di opposizione. Paolo non parla forse di ciascuno di noi quando dice: come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste? Come Davide, ciascuno di noi è chiamato a portare fino in fondo nella propria vita la terribile fatica della conversione e della trasformazione. Davide, pur nella sua grandezza, arrivò a concepire una passione accecante fino all’omicidio. Ma quel cuore (1Sam 16, 7) capace di riconoscere il proprio peccato per aprirsi alla misericordia di Dio, lo rese capace, a sua volta, di usare misericordia verso il suo nemico.
Commento a cura di d. Michael David, osb
Comunità della Koinonia de la Visitation