25 Aprile 2021
IV Domenica di Pasqua
Le pecore devono imparare di chi fidarsi: non del più potente, ma di colui che pare soccombere al lupo e invece ci salva nel suo amore.
Le pecore devono imparare a discernere di chi fidarsi, da chi guardarsi. Gesù infatti evoca realtà diverse: il pastore buono; il lupo, che viene a rapire e a disperdere le pecore; il mercenario, che scappa via di fronte al pericolo. Egli lavora per denaro, del gregge non gli interessa molto. Di fronte alla minaccia del lupo ci sono dunque modi diversi di reagire. Di chi debbono fidarsi le pecore? Non del più forte, o del più capace, o del più ricco e potente. Piuttosto, di chi è disposto a donare la vita per loro, anche se appare debole, addirittura sopraffatto, sconfitto. Se guardiamo alla vicenda di Gesù, egli stesso sembra impotente di fronte al lupo; pare soccombere alla sua violenza. Come lui stesso annuncia citando Zaccaria, il pastore sarà percosso e le sue pecore disperse (cf. Mt 26,31; Zc 13,7). Gesù però, poiché dona la vita per l’amore che nutre verso il gregge, potrà riprenderla di nuovo; allo stesso modo saprà radunare di nuovo le pecore disperse. A salvarci non sono tanto la forza o la violenza, che renderebbero il pastore simile al lupo (magari più forte di lui, ma comunque simile a lui), quanto la diversità di un amore che consegna sé stesso sino alla morte. Di chi fidarci? Non del più forte, ma di chi ci ama di più. Su quale fondamento costruire? Sulla pietra scartata. A chi somigliare? A colui che è potente perché debole nell’amore.
Commento a cura della Comunità di Dumenza