22 Novembre 2020
XXXIV Domenica del t. o.
Solennità di Cristo, Re dell’Universo
Anno A
Riconoscere la regalità di Gesù significa riconoscere la signoria dei piccoli e dei poveri sulla propria vita.
In Matteo la predicazione di Gesù è inaugurata dalle beatitudini: «beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Si conclude con la scena del giudizio universale: ricevono la benedizione del Padre, e il regno preparato fin dalla fondazione del mondo, quanti hanno servito il bisogno dei fratelli più piccoli. Riconoscere la signoria di Gesù significa riconoscere la signoria dei piccoli sulla propria vita. E i poveri, i piccoli, gli ultimi, gli scartati, non solo entrano nel regno, ma è in loro e attraverso di loro che si rivela la vera regalità di Gesù. Il suo regno non corrisponde alle logiche del mondo, dove chi regna domina sugli altri creando dei sudditi, dei sottomessi. Come ama dire papa Francesco a proposito della Chiesa e della sua struttura, la piramide è rovesciata: chi regna non è sopra, ma sotto; non domina, ma attende, nella sua indigenza, di ricevere l’aiuto e la misericordia di cui ha bisogno. La logica della regalità di questo regno paradossale non si manifesta, infatti, come potere sugli altri, ma come amore che sa prendersi cura della loro vita, come gratitudine che accoglie con riconoscenza una prossimità solidale. L’ultimo nemico a essere annientato, scrive Paolo, sarà la morte. Il male viene sconfitto da questo amore umile, povero, disarmato, che capovolge le logiche di dominio e di sopraffazione.
Commento a cura della Comunità di Dumenza