20 Settembre 2026

XXV Domenica
del Tempo Ordinario

Il Regno è l’agire di Dio nella storia: si accoglie facendo la sua volontà e trasforma la vita di chi incontra Cristo.

UNA PARABOLA DEL REGNO

Con Mt 20,1-16 siamo davanti ad un’altra parabola del Regno dei cieli o di Dio. Ma cosa intendiamo per regno, termine che torna più di 120 volte nei Vangeli? «Regno» in greco è basileia e basileia non significa il luogo dove Dio regna ma l’atto del regnare, l’autorità esercitata, il potere regale in azione. Basileia è un sostantivo di azione e non di luogo, è l’esercizio della regalità e non un regno con territori, leggi, strutture e organizzazioni. Ai tempi di Gesù quando si parlava di regno di Dio si intendeva in senso politico, territoriale, e la sua instaurazione comprendeva la fine delle tasse a Cesare, e quindi il venir meno del dominio romano. Il Messia avrebbe garantito tutto questo. Ma l’arrivo di Gesù sovverte e smonta questa interpretazione; il suo è un regno senza terra, senza eserciti, senza poteri…non libera da nulla, non restaura nulla…e davanti a Pilato affermerà che il suo regno non ha le logiche politiche, economiche, sociali di questo mondo. Ed ecco che nel nostro brano lo paragona ad un padrone di casa che chiama operai a lavorare alla sua vigna lungo tutto l’arco della giornata. Non entriamo nel testo ma approfondiamo la tematica del Regno.
Il Regno di Dio è in mezzo a voi, dirà Gesù (cf. Lc 17,21). Entòs hymōn è passibile di tre interpretazioni: in mezzo a voi (identificando il Regno con Gesù); dentro di voi (come fatto interiore, lettura cara a partire da Origene fino a Tolstoj); alla vostra portata (accessibile a tutti). Questo Regno esige conversione ossia capacità di discernimento per riconoscerlo. Gesù spiegherà ulteriormente cosa sia il Regno nel Padre nostro quando inviterà a pregare il Padre dicendo: «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà» (Mt 6,10). Non sono solo due richieste sono una medesima cosa ossia il regno è la volontà compiuta del Padre; il regno è la volontà del Padre che diviene azione nel mondo. E questa azione entra nella chiesa, nelle case, nei posti di lavoro, sulle piazze…dove si fa la volontà del Padre lì si instaura il Regno.
Ma non è tutto: il Regno è anche Gesù, come abbiamo detto, la sua vita, le sue parole, i suoi silenzi, le sue azioni e l’offerta di sé sulla croce e nella risurrezione. La più grande tragedia della cristianità, allora, è quando il Regno diventa luogo e la fede assicurazione. Il Regno è giunto con Gesù, è poi cresciuto inaspettatamente come la senape, è penetrato come il lievito, si è diffuso e si diffonde ancor oggi in silenzio. Ha chiamato pescatori di Galilea, esattori fraudolenti, ladri e prostitute, gente senza curriculum, gente scartata. E questi hanno diffuso il Regno in ogni dove non tanto con l’eloquenza della parola ma con l’evidenza di una vita cambiata.

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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