30 Agosto 2026

XXII Domenica
del Tempo Ordinario

Seguire Gesù chiede di rinnegare sé: uscire dall’egoismo per trovare il proprio posto nel tutto e vivere relazioni vere e libere.

PERDERE SE STESSI

La parola di Gesù è estremamente radicale. In chi lo vuole seguire, egli chiede il rinnegamento di sé e l’assunzione della croce. Soffermiamoci sulla prima condizione: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso» (Mt 16,24). Cosa intende Gesù per rinnegamento di sé? Semplice, che il discepolo non badi più al proprio interesse personale, non pensi più a se stesso, come il Maestro che, dimentico di sé, ha sempre presente la sua missione e il compimento del disegno del Padre. Al riguardo scriveva Simone Weil: «Quando ci si riconosce come nulla allora si trova il proprio posto nel tutto». Sì, se l’io, il mio io è sempre al centro c’è disordine in me e attorno a me, manca armonia; se mi ricolloco dove devo essere, e questo all’interno delle relazioni interpersonali, tutto si ricompone, e sono nella pace. La sequela cristiana allora opera la perdita dell’io; quell’io esaltato che in realtà non arricchisce mai ma isola sempre e i cui segnali di squilibrio sono rinvenibili nelle eccessive insicurezze del quotidiano, nelle fobie che rischiano di essere maniacali, nel sospetto verso tutto e verso tutti e quindi nella paura che rende violenti. E c’è tanta violenza tra noi, a partire talora anche da un semplice sguardo. La fede comporta la volontà della perdita evangelica, come abbiamo detto, affinché la novità del Vangelo sia il respiro dei nostri giorni. Chiediamoci: cosa accadrebbe alla nostra vita se smettessimo di interpretare ogni assenza come vuoto e quindi evitassimo di sgomitare per avere tutto e essere sopra gli altri; se smettessimo di interpretare ogni mancanza come mancanza da colmare e sapessimo quindi vivere l’attesa. Cosa sarebbe? La sequela Christi allora comporta un passaggio attraverso la perdita irreversibile, la perdita del pensare e volere a tutti i costi di essere sempre al centro dell’universo relazionale. Siamo allora disposti per Cristo a perdere ciò che più difendiamo per poter trovare il nostro posto nel tutto?

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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