9 Agosto 2026
XIX Domenica
del Tempo Ordinario
Edith Stein insegna a vivere affidati: mano nella mano con Dio, senza ansia di controllo, custodendo il presente e iniziando dal mattino.
CON LA MANO NELLA MANO
In questa domenica, in cui cade la memoria di Edith Stein, portiamo l’attenzione su questa figura straordinaria evidenziando un suo messaggio di grande attualità. Sì, perché Edith ha molto da dire anche a noi oggi. Partiamo da una domanda che sovente ci attraversa: «Ce la farò a tenere tutto assieme? A mantenere la mia unità interiore nel groviglio dei molteplici impegni che mi attendono ogni giorno?». Questa domanda ci visita nel cuore della notte, quando il sonno non arriva o nel primo mattino, quando i doveri del nuovo giorno ci raggiungono con le loro pretese, che talora non ammettono indugi o ritardi. Ci è stato detto fin da piccoli che è necessario far progetti, pensare al domani, costruendo carriere, mobilitandoci a intessere relazioni lavorative, redditizie, affettive, e persino competitive. Ma come è possibile tener tutto sotto controllo senza cadere nell’ansia? Bisogna sapere che avere tutto sotto controllo, seppur appaia lodevole, non dipende esclusivamente da noi né dalla nostra intraprendenza o dall’abilità gestionale. Edith, come ognuno di noi, ha fatto i conti con questa pretesa smontandola pezzo per pezzo. Scrive: «È necessario vivere con la mano nella mano del Signore». Con questa frase, che non ha nulla di pietistico, Edith riconosce che c’è un’arte che dobbiamo acquisire, ed è quella di saperci affidare a Dio, e anche al prossimo. Ed è la cosa più difficile perché quanti tra noi sanno veramente affidarsi all’altro e all’Alto? E qui Edith ci offre un secondo insegnamento: non programmare per il giorno dopo. Leggiamo in una lettera: «La mia vita comincia da capo al mattino e termina alla sera. Non ho progetti né mire di più lunga durata». Attenzione, è una frase che va capita bene. La previsione fa parte del quotidiano, l’organizzazione è fondamentale per vivere ordinatamente ma non deve essere una preoccupazione prioritaria. Edith, ripeto, non afferma che non vanno fatti progetti, ma che questi non devono rubare totalmente il presente in nome del futuro. Per lei è necessario stare accanto a qualcosa o qualcuno e non affannarsi nel gestire le cose. Questo saper stare accanto conferisce una qualità a ciò che facciamo, in quanto impariamo a operare senza lasciarsi divorare dal fare e in comunione con gli altri. Talvolta diciamo: «Avrei potuto fare di più». Ma Edith risponderebbe: «Non sono io a reggere il mondo. Il cielo sa economizzare». Quindi non tocca a me fare il conto di quanto fatto, ma affidarmi, nella fede, a Dio, che appunto sa economizzare. Questa non è deresponsabilizzazione ma capacità di non confondere la responsabilità personale con l’ansia di prestazione. Un terzo aspetto: è necessario vivere bene il mattino, l’ora prima. Sì, perché quando ci svegliamo siamo presi subito dai pensieri: ho questo da fare, quest’altro da portare a termine…Edith esorta alla calma. Le prime ore del giorno appartengono a Dio. Questo è il tempo dove piano piano si impara a mettere la propria mano nella Sua mano attraverso l’ascolto, la preghiera e la riflessione. La giornata ne sarà positivamente sostenuta e alimentata e quindi avremo più capacità di accoglienza delle varie realtà che incontreremo. Al mattino è fondamentale incontrarsi con il sostegno del nostro essere.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)