19 Luglio 2026
XVI Domenica del Tempo Ordinario
Grano e zizzania crescono insieme: nella comunità e nel cuore serve pazienza e vigilanza, perché il bene maturi senza spezzare l’unità.
NON SRADICARE MA LASCIAR CRESCERE
La famosa parabola della zizzania è propria di Matteo. Possiamo interpretarla in vari modi. Possiamo riferirla anzitutto alla comunità. Come è noto la comunità cristiana di Matteo era costituita da Giudei provenienti dalla tradizione ebraica e dai così detti pagani ossia da gente che veniva dalle varie culture del tempo. È evidente che c’erano delle disparità sul piano, ad esempio, dell’osservanza della Torah; più rigorosi i primi, più aperti alla novità evangelica i secondi. Era necessario quindi, per tutti, coltivare la pazienza per non rompere l’unità fraterna, che per Luca è uno dei punti forti della novella fede (cf. At 2,42-48). La parabola può essere anche l’icona dell’anima umana. Nel cuore vivono buoni e cattivi sentimenti, il grano e la zizzania. Se volessimo strappar via la zizzania rischieremmo di strappare anche il buon grano. Solo se crescono assieme, il buon grano fiorirà. Questo, chiaramente, non significa lasciar crescere senza nessun intervento la zizzania, altrimenti comprometterebbe il grano. L’insegnamento di Gesù affonda nella tradizione ebraica. Quando la tradizione ha commentato il versetto dello Shemà: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore» (Dt 6,5), si è soffermata sul cuore (leb), termine che rappresenta l’uomo nella sua interezza come pure quella parte del suo essere «in cui Dio si manifesta» (J. Behm). Se questo è vero, come è vero, con il cuore l’uomo ascolta Dio, la sua parola (cf. Is 40,2). Certo, il cuore è insondabile e inguaribile, a detta di Geremia (cf. Ger 17,9), ma questo non per Dio, che lo ha creato, lo conosce profondamente (cf. Sal 33,15; Pr 21,1-2), e lo scruta con cura e amore (cf. Ger 11,20). Per i Maestri d’Israele amare Dio con tutto il cuore significa amarlo sia con l’istinto buono che con quello cattivo. Nell’uomo è presente questa dicotomia. L’uomo aspira al bene ma è attratto anche dal male. Anche il male esercita un fascino sul suo cuore. Di qui la necessità di vegliare sulle proprie inclinazioni, potenziando quelle positive fino al pieno assorbimento di quelle negative.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)