14 Giugno 2026
XI Domenica del Tempo Ordinario
Matteo si dice “pubblicano” per mostrare la misericordia: il passato non si cancella ma diventa segno della grazia che ricrea e salva.
LA MISURA DI CIÒ CHE DIO HA FATTO
La lista dei dodici apostoli, secondo la versione di Matteo, ha una originalità in quanto l’evangelista sceglie di presentarsi a suoi lettori in questo modo: «I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone…e Matteo, il pubblicano» (Mt 10,2.3). Solo Matteo, a differenza di Marco e Luca, che mettono solo il nome, si attribuisce questo titolo, che sappiamo non era certo onorifico. Come è noto, Gesù l’aveva chiamato e lui, prontamente, aveva lasciato il banco delle imposte per seguirlo. Lo sguardo del Maestro di Nazareth, e la forza della sua parola, l’avevano letteralmente sradicato per ricollocarlo in una sequela alquanto singolare e inedita. Ma quando verrà l’ora di narrare la sua storia, dopo i fatti della Pasqua, da quell’incredibile incontro che l’ha cambiato per sempre, lascerà (e poteva non farlo) accanto al suo nome, come dicevamo, il marchio della vergogna: pubblicano. Perché? Ma perché il prima non si taglia, non si cancella, non si rimuove. Il prima è esattamente la misura di quello che Dio ha fatto, la misericordia che ha usato. E se non c’è niente da cui essere salvati non si ha nulla da raccontare. Questo era Matteo, e questa è la lezione che da autentico discepolo lascia a noi. In altre parole, anche una storia attraversata da errori, peccati e colpe (il marchio di vergogna, come dicevamo) è da Dio, in Gesù, assunta diventando così la misura della sua fedeltà misericordiosa e salvifica. Altra nota. Gesù non ha solo perdonato un uomo reintegrandolo nella comunione con Dio, ma l’ha ricreato, fatto nuova creatura. La sua misericordia non restaura ma crea. Paolo lo dirà in modo magistrale: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova» (2Cor 5,17). Viene alla mente un racconto di Rainer Maria Rilke, Il discepolo perdonato. Il Poeta affronta il tema del pentimento e della fede nell’esperienza liberante di un Dio che non giudica ma accoglie il limite della sua creatura. Il perdono è ciò che permette al discepolo, ad ogni discepolo del Vangelo, di ritrovare il senso della vita e il legame con il divino.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)