22 Marzo 2026
V Domenica
di Quaresima
Anno A
Gesù ama Lazzaro ma segue il disegno del Padre: piange con chi soffre e rivela che la morte non è abbandono, ma luogo del mistero di Dio.
L’AMICO DI GESÙ
Si chiamava Lazzaro, che significa «Dio l’aiuta», ed era fratello – stando ai Vangeli – di due famose sorelle, Marta e Maria. Quando si ammalò, queste mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3). Curiosa l’affermazione perché evidenzia come in rapporto a Gesù il loro fratello non è chiamato per nome ma per la relazione affettiva del Maestro nei suoi confronti: «Colui che tu ami (hon phileis)». L’espressione indica il rapporto di amicizia tra Gesù e Lazzaro. Un’amicizia profonda, fino al dono della vita. Eppure Gesù non si muove a partire dai sentimenti ma dalla volontà di Dio. Per l’amore che ha per tutti e tre non va dai suoi amici e decide – sebbene l’urgenza sia grave – di non muoversi per altri sue giorni. Non è la prima volta che vediamo Gesù non determinarsi in base a criteri umani, pur importanti. C’è un disegno più grande, che neppure il lettore immagina, e che ancor oggi fatichiamo a capire, e che si compirà nella vittoria sulla morte, di cui la malattia è tragica prefigurazione. Quando Gesù si decide di andare, in risposta al disegno del Padre suo (Gv 4,34; 5,36) e svegliare Lazzaro dalla morte (Gv 11,11), egli spera che i suoi discepoli possano giungere, con questo segno, a credere in lui (Gv 11,14-15). Che Gesù amasse Lazzaro è evidente anche dalla commozione profonda che lo prende. Gesù versa lacrime davanti al suo sepolcro, vere lacrime. Certo solidarizza con il dolore, ma non con la disperazione. E la gente che lo osserva ribadisce quanto già notato dalle sorelle: «Guarda come lo amava» (Gv 11,36). Qui siamo difronte al mistero dell’esistenza umana. Ogni uomo è amato da Dio e tuttavia è abbandonato nella morte. Un mistero, abbiamo detto che si ritrova sulla croce e lì si risolve. La morte, come la croce, non è il segno dell’abbandono di Dio. E allora cos’è? Lasciamo l’interrogativo aperto, in modo che ognuno possa fare le sue considerazioni e trarre eventuali conseguenze. Vogliamo offrire ai nostri lettori solo una traccia con alcuni versi di una lirica del nostro poeta toscano Mario Luzi:
Esploderà
non come urlo
bensì come uno sgorgo
di umanità inespressa
del poema
lo zampillo
di purità,
schianterà
la pietra che lo tiene.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)