4 Gennaio 2026
II Domenica dopo Natale
Anno A
Il Verbo si fa carne e colma l’abisso: in Gesù l’umano è luogo di Dio. Accogliendolo diventiamo figli, chiamati a obbedienza e solidarietà.
SE DIO VIENE NASCE UN UOMOE
In questa II domenica del tempo di Natale risuona nuovamente il Prologo giovanneo che abbiamo udito nella solenne liturgia del 25 dicembre. Evidenziamo alcuni aspetti di questo testo di altissima poesia e teologia. Il Prologo teologico è attraversato da un movimento. In primis Giovanni afferma che il Logos: «Era presso Dio, / ed era Dio» (v. 1). In greco il verbo è all’imperfetto per esprimere un’azione passata che perdura nel presente. Ma al verbo «era» (ēn) succede nel Prologo il verbo «divenire» (egheneto): «E il Verbo divenne carne» (Gv 1,14). Dal Logos preesistente al Logos incarnato ossia al Logos che ha assunto volto d’uomo. Cosa ha comportato questa incarnazione del Logos? Un capovolgimento. Per la cultura ebraico-ellenistica il Logos è immutabile ed eterno, mentre l’uomo è fragile e inconsistente. Tra la Parola e l’uomo c’è quindi un abisso. Ma ora l’abisso è superato, perché la Parola si è fatta carne (sarx). Non solo. Giovanni afferma che la gloria di Dio si contempla solo nella carne di Gesù di Nazareth, per cui l’umano non è un involucro da attraversare e poi lasciare per giungere alla gloria. L’umano è il luogo di Dio. Questo dato di fede non è senza conseguenze per noi. Sì, perché a quanti lo accolgono, afferma sempre il Prologo, egli ha dato la capacità (exousia) di diventare figli di Dio (v. 12). Ma cosa significa essere figli? Semplice: significa affermare che al principio c’è il legame e che questo legame è contrassegnato dall’amore. Se è vero che in questo legame nasco sempre come uomo e come figlio è altrettanto vero che in questo legame scopro l’altro come fratello, per cui se il rapporto con il Padre si caratterizza per l’obbedienza, quello con il fratello si caratterizzerà per la solidarietà. Davvero, nel vivere la fede che nasce dal Natale – grazie a Cristo albeggiante / da cui uscì il primo mattino (per stare ad una metafora di Rilke) – rinasce l’uomo e un nuovo mondo.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)