21 Dicembre 2025
IV Domenica
di Avvento
Anno A
Nel deserto dell’attesa brilla l’aurora dalle dita di rosa: Cristo, Emmanuele, luce che squarcia le tenebre e dona speranza.
L’AURORA DALLE DITA DI ROSA
Giunti ormai al termine dell’Avvento facciamo nostre le parole di Bertolt Brecht: «Oggi siamo seduti, alla vigilia / di Natale, noi, gente misera, / in una gelida stanzetta, / il vento corre fuori, il vento entra. / Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo: / perché tu ci sei davvero necessario». Siamo quindi più che mai in attesa di una Presenza oltre l’ineluttabilità del destino. Segno di quest’ansia, stando ad una immagine del Poeta, è la sedia («Siamo seduti»). In una casa la sedia vuota è pronta per l’ospite che può giungere improvvisamente e attesta – in una lettura di fede – uno squarcio d’anima che grida l’Invisibile. Ma l’avvento di Dio, la venuta del suo Cristo, non dipendono da noi. È Lui che deve squarciare i cieli e scendere, come bene attesta Isaia (63,19). Noi siamo come in una sorta di deserto, con la sua vastità annullante, con pochissime oasi e rari miraggi. In questo fondale siamo attraversati da sensazioni di nulla e di infinito, di buio e di speranza. Come Ungaretti avvertiamo le città che abitiamo come dimore provvisorie, e siamo in perenne ricerca di un luogo privo di male. Al riguardo, in una lettera a Papini, il Poeta scriveva: «Sono un immaginario perseguitato o un esule verso la terra promessa?». Ad esorcizzare le tenebre – ci aiuta ancora Ungaretti – è l’aurora «dalle dita di rosa», immagine potente che da Omero a Esiodo indica il cammino verso la luce, emblema della vita oltre la morte. Ed aurora dalle dita di rosa è la profezia di Isaia che annuncia la nascita dell’Emmanuele da una vergine (cf. Is 714); aurora dalle dita di rosa è la fede di Giuseppe che crede ai sogni, crede alle voci notturne nelle quali riconosce la parola dell’Altissimo (Mt 1,20-21); aurora dalle dita di rosa è Maria, il cui bambino da lei generato viene dallo Spirito. E nel crescendo della luce ecco apparire il volto del Salvatore (cf. Mt 1,21), Luce da Luce, Giorno senza tramonto.
Cantava il Novalis:
Si scioglie l’inverno; una culla
è l’inizio di ciò che germoglia
inizia di nuovo la terra
principio del mondo è un bambino.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)