9 Novembre 2025

Dedicazione della Basilica Lateranense

Ezechiele annuncia un nuovo tempio da cui scaturisce acqua di salvezza: segno della presenza di Dio che dona pace al suo popolo.

L’ACQUA CHE USCIVA DAL TEMPIO

Geremia è il profeta che mangiò la parola di Dio (cf. Ez 2,8-33). Il significato è chiaro: egli avrebbe dovuto annunciare la volontà del Signore a Israele, fosse anche una minaccia di castigo per i reiterati peccati. La situazione storica in cui visse fu tra le più tragiche. Le ribellioni delle tribù del regno di Giuda portarono i babilonesi in Palestina. Dopo la battaglia di Karkemis (605 a. C.), Babilonia estese il suo dominio in tutto il Medio Oriente. La Giudea ne fece una esperienza tragica nel 597 a. C. quando venne assediata Gerusalemme. Il re Joiaqim con una grossa parte della classe dirigente (ufficiali, magistrati e sacerdoti) furono condotto in esilio. Tra questi esuli troviamo anche Ezechiele, il quale, dopo aver rimproverato il popolo per i suoi tradimenti, aprì l’animo alla speranza con una visione chiara e lucida sul futuro regno messianico. Attraverso una profonda esperienza spirituale, comunicò a Israele ciò che aveva visto: una nuova Gerusalemme, un nuovo tempio e una nuova Legge (cf. Ez 4-50). C’era quindi un ritorno voluto dall’Altissimo per la gioia dei suoi figli. Questa restaurazione, paragonata al risveglio di un morto (cf. Ez 37,1-14), sarebbe stata operata da Dio stesso. In questo orizzonte, Ezechiele vide la gloria di Dio tornare nella Città santa e riprendere dimora nel tempio (cf. Ez 43,2-9). Con gli esuli ritornava quindi anche YHWH. Un posto particolare in questa ricostruzione rivestì il tempio. Da esso sarebbe sgorgata una fonte inesauribile di acqua portatrice di salvezza (cf. Ez 47,8-9). Se vogliamo, non c’era immagine più suggestiva per dire la freschezza, l’abbondanza e la ricchezza dell’amore di Dio verso il suo popolo. Il profeta conclude la sua profezia con una inequivocabile affermazione di fede: «La città si chiamerà da quel giorno in poi: Là è il Signore (YHWH Sâmmâh)» (Ez 48,35). L’ultima parola, la parola chiave del suo insegnamento è l’attestazione della presenza di Dio nel tempio. È questa prossimità divina a far sì che Gerusalemme sia la città della pace. A questo sacramento dovremmo allora tutti accorrere (cristiani, ebrei e musulmani) per ritrovare la pace.

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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