12 Ottobre 2025

XXVIII Domenica
del Tempo Ordinario

Anno C

Dio è gratuito, vicino a tutti e agisce con semplicità: nelle acque del Giordano Naaman rinasce accettato così com’è.

LE ACQUE DEL GIORDANO

L’episodio di Naaman è noto e variamente interpretato. Anzitutto, noi vogliamo chiederci: ma che volto di Dio emerge da questo racconto? In primis quello di un Dio che si cura di tutti, anche dei pagani. Il Dio biblico è sempre dalla parte di chi soffre non importa se lontano dalla fede, idolatra o persino peccatore. C’è un secondo aspetto: Dio opera sempre in modo gratuito. Anche questo è un fatto sconcertante, perché capovolge l’idea stessa di Dio. In genere, nella visione religiosa, è l’uomo che deve servire Dio e a Lui sacrificarsi; in forza di questo merita la salvezza. Ma in questo non c’è né gratuità né libertà ma solo interesse. È una visione mercenaria. Dio invece è così gratuito che non pretende neppure un doveroso ringraziamento. Quindi non servono raccomandazioni (si veda la lettera di Aram al re di Israele). Altro aspetto, l’azione divina è sempre mediata. Dio non agisce mai da solo ma sempre coinvolgendo l’uomo e disponendo di interlocutori autorevoli (Eliseo) o, persino, di schiavi (la giovane serva della moglie di Naaman). In fine, non usa mezzi eclatanti (ed è il quarto aspetto), magici, da stupire, ma semplicissimi come ad esempio le acque del Giordano (che a detta di Naaman quelle dell’Abanà e del Parpar sono molto migliori). La salvezza avviene poi gradatamente. Naaman deve liberarsi da vari schemi, dalle proprie immagini di Dio e aprirsi al Dio di Israele. Inoltre, il fatto che gli venga chiesto di immergersi sette volte nel Giordano non è tanto per misurare la sua fede o sottoporsi ad una ritualità bizzarra ma per fargli capire che Dio lo accetta così com’è, che può stare con la sua lebbra davanti a Lui. A quel tempo, come è noto, i lebbrosi erano esclusi dal consorzio civile e religioso. In una lettura simbolica, il lebbroso è anche colui non sa accettare se stesso, che non sa sopportarsi per ciò che è. Non riuscendo in questo, si crede emarginato e abbandonato dagli altri. In una parola, non è a casa né presso di sé né presso gli altri. Ma Naaman, che probabilmente riflette in sé questa patologia trova un luogo ove poter rinascere: le acque del fiume Giordano. Queste acque sono una matrice divina ove rinasce come uomo nuovo. Non a caso, il redattore biblico nota che «il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo» (2Re 5,14).

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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