28 Settembre 2025
XXVI Domenica
del Tempo Ordinario
Anno C
Il cristiano davanti alle ricchezze deve vivere con condivisione, libertà interiore, fedeltà nell’amministrazione e consapevolezza che i beni portano pace.
Oggi abbiamo una parabola famosissima e commentatissima, quella di Lazzaro e del ricco epulone. Noi però vogliamo farci una domanda: che atteggiamento deve avere un cristiano davanti alle ricchezze? Luca non demonizza le ricchezze e non vuole favorire il pauperismo, sottolinea però due atteggiamenti che devono caratterizzare il credente nel suo rapporto con i beni del mondo: la condivisione e la libertà interiore. Perché condividere? Perché ogni dono viene dal Padre della luce, come ci ricorda Giacomo (cf. Gc 1,17). Per sua natura il dono rimanda sempre al donatore e poi al prossimo. Quando abbiamo la consapevolezza che il dono viene da Dio, che siamo da Lui gratificati diventiamo riconoscenti, diciamo grazie. Ma non solo, impariamo anche a donare a nostra volta. La libertà interiore, invece, non è disprezzo dei beni ma scoperta che a fondamento di tutto c’è Dio. A partire da questa seconda consapevolezza si usano i beni senza rimanerne prigionieri e condizionati. Ma Luca ci ricorda un terzo aspetto: è necessario essere fedeli nell’amministrare quanto ci è stato dato: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti» (Lc 16,10). Le cose importanti riguardano non solo le ricchezze, i ruoli o i così detti “posti” nella vita ma i tesori della salvezza. Può succedere che un cristiano non sempre sappia valutare per sé e per gli altri la preziosità della salvezza che quotidianamente Dio gli offre. Di qui l’invito a non disprezzare i doni di Dio per non esserne poi privati. C’è un quarto aspetto. La condivisione dei beni porta alla pace. L’uso delle ricchezze, quindi, non tocca solo la coscienza personale del singolo, ma anche la politica dei popoli. Niente di più urgente e attuale visto l’attuale panorama mondiale.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)