21 Settembre 2025
XXV Domenica
del Tempo Ordinario
Anno C
Gesù loda l’amministratore disonesto per la sua scaltrezza: la colpa, riconosciuta con onestà, può diventare occasione di misericordia e relazioni autentiche.
L’AMMINISTRATORE SCALTRO
Gesù elogia un amministratore disonesto per la sua scaltrezza. Paradossalmente, quest’uomo è una icona per i figli della luce, i quali devono imparare ad essere altrettanto intelligenti e furbi non per rubare naturalmente ma per entrare nel Regno di Dio, per vivere il Vangelo. Questo amministratore è ben consapevole della sua colpa. E cosa fa? La utilizza in modo creativo. Sa di non aver forza per lavorare i campi, come pure si vergogna di andare a chiedere l’elemosina. Non gli resta che una terza via, quella della frode. E dall’esperienza esce vincitore e persino lodato. Applicando a noi. Tutti incorriamo nella colpa davanti a Dio e al nostro prossimo. Certo, quando accade dobbiamo pentirci e riparare. Ma dobbiamo anche chiederci che rapporto instauriamo con la colpa, come ad essa reagiamo. Se la colpa è sempre e solo un motivo di vergogna, noi vivremo in uno stato di profondo disprezzo e di sfiducia in noi stessi. Ma questo a lungo andare danneggerà la psiche e spiritualmente non è né virtuoso né sano. Un secondo modo di reagire è quello di accanirci a estirpare tutto il male che è in noi adempiendo, magari alla lettera, i comandamenti di Dio e vivendo una vita al riparo da possibili pericoli e tentazioni. Ma a ben guardare anche questa seconda soluzione è deviante, in quanto può condurre ad una sorta di rigidità morale che talvolta non ha nulla a che fare con il Vangelo di Cristo. La colpa, stando al nostro racconto, può diventare invece una chance per entrare in rapporto con gli altri. Cosa significa? Semplicissimo, la consapevolezza che siamo tutti fragili e peccatori può condurci a vivere tra noi la misericordia del Padre, quindi ad instaurare relazioni più improntate sulla comprensione, il rispetto, la pazienza facendo nostre le povertà morali del prossimo senza cadere in sterili condanne.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)