31 Agosto 2025

XXII Domenica
del Tempo Ordinario

Anno C

Il banchetto della vita invita a non cercare il primo posto per ambizione o potere, ma a restare umili nell’ultimo posto, facendo con dedizione la propria parte.

QUALE POSTO?

Il banchetto nuziale del racconto evangelico di questa domenica è una bella metafora del banchetto della vita, al quale il Padre, creandoci, ha chiamato ognuno di noi. Il suggerimento di Gesù, che parte dalla sua stessa esperienza, è quello di non mettersi volutamente al primo posto ossia di non decidere solo da stessi che posto occupare. Bisogna essere liberi dal rango a cui aspiriamo, dal prestigio che si vorrebbe ottenere, dal grado elevato dove si preferirebbe collocarsi. Nel banchetto della vita non bisogna perdere tempo a cercare il primo posto: in famiglia, in comunità, nella Chiesa, nel lavoro, nello sport, nella cultura, nella gerarchia politica o religiosa. Ma non basta. È necessario pure non sforzarsi continuamente a cercare un posto (magari il primo, anche qui) nel cuore degli altri, a voler possederne la volontà con la paura, con la violenza, con il ricatto, col possesso geloso e neppure cercando di diventare indispensabili. Perché? Semplice: tutto quello che facciamo per metterci al primo posto agirà prima o poi a livello interiore e psicologico facendo sì che la mente si identifichi con quella ricerca, con quello sforzo, con quella tensione. E allora si rischia di spersonalizzarsi e identificarsi con il posto che si cerca. L’ambizione è una sorta di autodistruzione, polverizza l’immagine divina nell’uomo. L’ambizione sebbene possa portare a posti elevati rimane impotente; inefficace anche se produttiva; inservibile anche se abile. La vita stessa sarà costretta ad invitare, attraverso fatti ed eventi, e magari anche in modi bruschi e forti, a lasciare il posto, a cederlo a chi ha più dignità, e questo perché si è entrati nella storia solo per essere ambiziosi e non per vivere. Quale posto allora dobbiamo occupare? L’ultimo ossia il proprio. E in quel posto stare intelligentemente facendo la nostra piccola parte, con passione, dedizione, e senza volere a tutti i costi il riconoscimento, l’approvazione, il successo e la riuscita. E quando giungerà colui che ci ha invitato a questo banchetto ci dirà: «Amico, vieni più avanti».

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

Pin It on Pinterest

Share This

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Non utilizza cookie per finalità commerciali né fornisce a terzi le informazioni sugli utenti. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per saperne di più sui cookie, clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi