10 Agosto 2025
XIX Domenica
del Tempo Ordinario
Anno C
Il “piccolo gregge” è la minoranza fedele al Vangelo: vigile, serva, radicata in Dio e pronta a vivere l’attesa del Regno senza paura.
PICCOLO GREGGE
Perché Gesù chiama «piccolo gregge» i suoi discepoli? Per capirlo dobbiamo andare all’Apocalisse di Giovanni, là dove descrive coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione mantenendo candide le loro vesti (cf. Ap 7,14). In una parola, il piccolo gregge è costituito da una minoranza di cristiani fedeli al Vangelo, ancorati saldamente alla fede ricevuta e quindi testimoni di una nuova umanità. Proprio attraverso di loro, fa capire Gesù, opera la forza di Dio e la fantasia dello Spirito. Hanno poi una seconda caratteristica, come abbiamo accennato: sono fedeli, ostinatamente fedeli. In un mondo fatto di compromessi, dove per vantaggio personale si è inclini a far proprie le tendenze e le mode del momento, il piccolo gregge – senza chiusure, fanatismi o giudizi – rimane fermo nei valori. Una terza caratteristica è il servizio. Sì, perché i valori evangelici professati sono valori vissuti. L’ortodossia è sempre una ortoprassi. Il piccolo gregge non si sente sproporzionato ma si getta nel mondo come buon seme. È una minoranza, certamente, ma sparge dappertutto e si incontra dappertutto. Il piccolo gregge non confida mai in sé, ma sempre in Dio; non confida neppure nelle sue forse, tanto meno nella violenza o nella potenza. Esso confida solo in Dio e nutre rispetto verso il prossimo in una carità sincera (è la quarta caratteristica). Ecco, è proprio a questo piccolo gregge che il Maestro rivolge l’esortazione alla vigilanza. Non solo, ma anche a non avere paura (Lc 12,32). Perché? Ma perché ciò che veramente importa è già presso Dio, al Padre, dice infatti Gesù, «è piaciuto darvi il Regno» (Lc 12,32b). Di qui la condivisione verso tutti, in particolare i poveri (cf. Lc 12,33), mantenendo allo stesso istante il proprio cuore orientato verso il vero tesoro (cf. Lc 12,34). C’è un aspetto che caratterizza il piccolo resto: l’attesa del Signore. Non si sa quando tornerà ma sappiamo che verrà all’improvviso. Di qui l’invito alla vigilanza ardente a appassionata.
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia