22 Ottobre 2023
XXIX Domenica
del tempo ordinario
Anno A
Non opposizione tra Dio e Cesare ma dialogo, impegno comune per l’edificazione di un mondo più giusto e contrassegnato dalla bellezza.
IL TRIBUTO A CESARE
Il brano evangelico odierno del Tributo a Cesare induce alcune riflessioni sul rapporto Chiesa e società. Anzitutto, la Chiesa è chiamata a dare la sua collaborazione per la costruzione della polis ma deve farlo in fedeltà al dettato evangelico e quindi senza cedere a logiche mondane. Per cui: collaborazione sì compromessi no. La sua natura profetica la porta infatti a denunciare ogni illegalità e ingiustizia. Paolo VI disse, all’inizio del suo pontificato, suscitando scandalo, che la via della Chiesa è l’uomo. Cosa intendeva dire? Semplice, che la Chiesa, fedele al Vangelo, riconosce e difende i diritti inalienabili di ogni persona. Ecco allora il primato della persona. Per chi poi ritenesse fuorviante questa affermazione rimandiamo a ciò che sempre Paolo VI disse alla chiusura del Vaticano II: «Se ci ricordiamo che nel volto di ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle lacrime e dalle sofferenze, noi possiamo e dobbiamo riconoscere il volto di Cristo, il Figlio dell’uomo, e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo riconoscere il volto del Padre celeste, il nostro umanesimo diventa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico, tanto che possiamo altresì affermare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo». Ma c’è un altro aspetto. Se la Chiesa vive in obbedienza alla Parola si pone all’interno della compagine sociale con tutta la sua carica di novità ossia con quella differenza che, come lievito nella pasta, tutto fa fermentare per una vita nuova. Pensiamo ad una società fragile, connotata da relazioni instabili, conflittuali e consumistici esprimere invece relazioni improntate alla gratuità, all’accoglienza e al perdono. Quindi non opposizione tra Dio e Cesare ma dialogo, impegno comune per l’edificazione di un mondo più giusto e contrassegnato dalla bellezza.
Non cerco una parola
che indulga
alla mia debolezza
ma una parola forte
che mi spinga
a più generoso impegno
per fare della mia vita
fino all’ultimo respiro
un umile servizio
agli ultimi
della Chiesa di Cristo
madre povera,
e con essi a tutti i piccoli della terra.
Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia