8 Ottobre 2023

XXVII Domenica
del tempo ordinario

Anno A

Dio elegge il suo Messia a pietra d’angolo del nuovo popolo santo, la Chiesa

IL DRAMMA DEL RIFIUTO

L’attenzione del brano evangelico odierno verte sui vignaioli. Questi, oltre che incapaci (non sanno far fruttificare la vigna) si dimostrano violenti, usurpatori e omicidi. Ma dove risiede la radice del loro male? Nella loro incapacità? Nel loro egoismo? In parte. La colpa maggiore sta nel rifiuto reiterato dei profeti di Dio (i messaggeri del padrone). Lungo la storia, Dio ha sempre inviato ad Israele i suoi servi. Ma questi sono sempre stati respinti, maltrattati e messi a morte. Ma il rifiuto degli inviati significa il rifiuto dell’Inviante. Ecco il cuore del dramma, che ha il suo tragico culmine nell’uccisione del figlio del padrone ossia di Gesù. C’è da dire che fin dall’inizio del suo ministero, Gesù aveva suscitato interesse, meraviglia, stupore ma anche perplessità, scandalo e odio. Che Gesù dovesse concludere con una morte violenta i suoi giorni era implicito nel suo modo di presentarsi. Pensiamo solo, stando a Marco, alle cinque controversie galilaiche l’ultima della quale si conclude con questa nota: «I farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6). Ma Dio, che aveva previsto questo rifiuto da parte di Israele, elegge il suo Messia a pietra d’angolo del nuovo popolo santo, la Chiesa.  Dopo il fallimento verso il popolo eletto, infatti, il Regno è consegnato ad un nuovo popolo. Per designare questi nuovi vignaioli viene usato il termine greco éthnos, al singolare e non laos (popolo) né tanto meno il plurale tà éthne (genti). Chi sono? Tenendo presente il contesto possiamo dire che sono coloro che hanno accolto il messaggio di Gesù. Tra questi troviamo in primis i pagani ma anche una parte di giudei, e non da ultimo le prostitute e i pubblicani.

Ti prego, Signore,
fa’ di me
un buon lavoratore della tua vigna;
un lavoratore che a sera arriva stanco
ma con il cuore felice,
perché la vera ricompensa
è l’onore di averti servito.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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