9 Luglio 2023

Quattordicesima Domenica
del tempo ordinario

Anno A

Gesù sa unire in sé la tenerezza del Padre e la signoria del Creatore del mondo, la prossimità e la trascendenza di Dio.

La buona novella agli immeritevoli

Che immagine di Dio aveva Gesù di Nazareth? Possiamo rispondere, in sintesi, che Gesù ha camminato anzitutto coram Deo, davanti a Dio, in un rapporto profondo con Lui attraverso la preghiera, le pratiche religiose ebraiche, e le festività liturgiche (ben evidenziate, ad esempio, dal IV Vangelo). Ne ha ricercato, in particolare, la volontà nell’ascolto delle Scritture, degli eventi, e anche attraverso le persone che incontrava dentro e fuori Israele. Ha vissuto poi cum hominibus, ossia è stato pienamente solidale con gli uomini del suo tempo, della sua cultura, e del suo ambiente. Terzo aspetto, ha orientato il senso della sua vita pro hominibus, a favore cioè degli uomini, prodigandosi per essi senza discriminazioni di fede o di cultura. Se poi apriamo l’epistolario paolino ci imbattiamo in un quarto aspetto molto singolare. Paolo, per ben otto volte, parla della sua fede. Il suo rapporto con Dio era connotato dalla fede. Fino a non molto tempo fa si pensava che egli, fin dal concepimento, avesse una chiarissima visione di tutte le cose in Dio, per cui era impossibile parlare di fede. Il grande teologo e sostenitore di questa tesi è stato san Tommaso, i cui meriti sono indiscussi. Tuttavia, un pensatore come Von Balthasar, la cui ortodossia è altrettanto ineccepibile, osservava: «Gesù rende possibile la nostra fede, la fede che non deve abolire ma perfezionare dal di dentro tutto l’atteggiamento veterotestamentario di fronte a Dio (cf. Mt 5,7). Il che può avvenire soltanto se Gesù non solo provoca in qualità di causa questo perfezionamento, ma lo vive per primo come prototipo, e quindi riceve da Dio il potere salvifico di esprimere e imprimere in noi questa esemplarità vissuta». Gesù, come uomo, non ha mai visto Dio (cf. Gv 1,18), eccetto che al Battesimo e alla Trasfigurazione, dove ha udito la sua voce. Il suo rapporto era normalmente mediato. Una di queste mediazioni è stata la sua tradizione religiosa ebraica, come abbiamo sopra ricordato. Nel Vangelo odierno, vediamo che egli si rivolge a Dio chiamandolo «Padre». Con molta probabilità egli usa l’appellativo abituale della pietà giudaica Abi/AbinuPadre mio» / «Padre nostro»). Marco, non negando questo entroterra, dirà però che nel Getzemani ha chiamato Dio con il termine più famigliare, più domestico, e più intimo: Abbà. Gesù parte quindi dalla sua tradizione, la assume pienamente, e poi la porta a compimento. Ma notiamo ancora, per tornare a Mt 11,25-30, come al termine di «Padre», egli associ una formula tipica del mondo biblico: «Signore del cielo e della terra». Insomma, Gesù sa unire in sé la tenerezza del Padre e la signoria del Creatore del mondo, la prossimità e la trascendenza di Dio.

Ma perché Gesù innalza questo cantico di lode? Se andiamo al testo vediamo che la motivazione è data da due verbi: «hai nascosto», «hai rivelato». Dio ha nascosto ai sapienti e ha rivelato ai piccoli «queste cose», dice Gesù ossia il mistero del Regno. Detto così piattamente però non si capisce nulla. Com’è possibile che Gesù lodi il Padre perché nasconde agli uni e svela agli altri? Siamo in presenza di una tecnica biblica, quella del contrasto: per rivelare la paradossalità dell’agire divino, Gesù afferma che ai piccoli è stato rivelato e ai sapienti è stato nascosto. In realtà a tutti Dio si è manifestato, ma per sottolineare che ha avuto uno sguardo particolare verso i più emarginati si afferma che “si è nascosto” ai dotti. In una parola: Gesù è meravigliato di Dio. Egli osserva bene il Suo agire storico e nota che il Padre non si compiace solo di chi vive integralmente la Torah ma anche di chi non può osservarla in tutta la sua minuziosità a causa dell’ignoranza. I piccoli/poveri infatti ignoravano le Scritture e quindi non potevano certo viverle nella loro interezza. Per questo erano considerati dei maledetti dalle élite religiose. Bene, l’iniziativa divina è a favore di questi ignoranti/maledetti. E Gesù, nella sua preghiera, manifesta la sua adesione a questa compiacenza del Padre perché si ritrova in questo sentire. In una parola: Dio, nella sua libera iniziativa, ama svelarsi anche agli immeritevoli.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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