4 Giugno 2023

Solennità della SS. Trinità

Oggi è urgente ri-imparare a guardare maggiormente nel Mistero di Dio perché, come diceva giustamente Plotino, «ogni persona diviene ciò che contempla».

IL CANTO DELLE TRE LUCI

Dopo una lunga indagine sul mistero di Dio, sant’Agostino scrisse un celebre trattato, il De Trinitate nel quale leggiamo: «Ecco, sono tre: l’Amante, l’Amato, l’Amore». Agostino intuisce che Dio è un mistero d’amore. È il grande approdo della sua ricerca credente; approdo dopo il quale nulla è più come prima ma tutto è rivissuto alla sua luce: «In verità – prosegue sempre il Nostro – vedi la Trinità se vedi l’amore». Ecco il punto: se tu sai riconoscere – sembra dirci il grande vescovo – in te e attorno a te l’amore vedi Dio. La Trinità non è perciò un freddo dogma, né una astrazione teologica o filosofica. Tentiamo allora di avvicinarsi a questo roveto ardente che attrae e incute timore. Abbiamo detto che Dio è amore; cosa significa? Che Dio non è una solitudine. Per amare infatti bisogna essere almeno in due. Questo mutuo amore tra Padre e Figlio è lo Spirito, il cui dinamismo consacrante plasma la comunione degli Amanti. Dove l’amore è vero – lo sperimentiamo quotidianamente – la vita è condivisa; dove il gesto è casto e non prensile fiorisce il miracolo dell’unità.
Se la nostra vita comunitaria, familiare, ecclesiale è ad immagine della Trinità, la modalità divina di amare si riflette in qualche modo nella nostra modalità umana di amare. Affinché questo non sia solo un pio desiderio, credo sia urgente ri-imparare a guardare maggiormente nel Mistero di Dio perché, come diceva giustamente Plotino, «ogni persona diviene ciò che contempla». Lì scopriremo che in Dio l’amore è soprattutto un donum e non un dolum. Due termini donum e dolum con la stessa radice ma con esiti opposti. Il donum è amore di qualità, che nasce dalla pienezza interiore, dalla libertà affettiva, che si apre alla condivisione, e non conosce il calcolo e che sa essere allo stesso istante discreto, umile e semplice. Il dolum invece, che purtroppo intacca i nostri rapporti, è un dono ingannevole da parte di un finto donatore, che sì offre ma per averne un ritorno e che comunque lega a sé e mette il marchio ai suoi prodotti…Oggigiorno, e non c’è bisogno di insistere, tutto è pagato per quel che vale o per quel che appare e il confine tra finzione e realtà, tra donum e dolum è sottilissimo. I nostri rapporti lo confermano, e i nostri volti lo riflettono. Quindi guardare nel Mistero, come dicevamo, per ri-imparare ad amare con il cuore del Padre, con un cuore quindi paziente, fedele, e creativo; per amare a immagine del Figlio, ovvero nella gratitudine di chi sa accogliersi ogni mattina come dono; per amare nella libertà dello Spirito, quella libertà che non rimane prigioniera davanti ai rifiuti, e che non si ritira davanti alle chiusure e alle durezze.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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