18 Settembre 2022
XXV Domenica del tempo ordinario
Anno C
Per essere degni di ricevere fiducia da parte del Signore siamo invitati a dinamizzare la nostra intraprendenza cominciando da quel poco da cui viene il molto.
Un profeta umile, di origine pastorale e semplice contadino, è costretto suo malgrado da Dio a farsi sua voce contro tutti coloro che opprimono il “povero” e sfruttano gli “umili del paese”. Il testo così rigoroso sembra essere in contrasto con la parabola creando una certa confusione nella nostra mente e nel nostro cuore chiamati a prendere come modello un amministratore chiarmamente e deliberatamente “disonesto”. Per vivere quella “vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio” che Paolo consiglia di chiedere nella preghiera come dono è necessario imparare a procurarsi degli “amici” facendo leva sul “poco” che siamo e sapendo investire persino sulle nostre fragilità per trasformare ogni situazione in un’occasione. Il Signore ci mette in guardia dalla pusillanimità e da quella sorta di depressione spirituale che rischia di paralizzare e impoverire la vita. A differenza dei gaudenti di Samaria, nella parabola alla fine tutti hanno un piccolo vantaggio di gioia non escluso il padrone che, in realtà, non ha molto da perdere e tutto da guadagnare con un amministratore pieno di “scaltrezza” non disgiunta da capacità di rimettere qualche debito. La domanda si fa urgente: come fare a discernere se si sta agendo come “figli di questo mondo” o come “figli della luce”? Una risposta e un criterio possibili ci vengono offerti dal profeta Amos nella prima lettura: a partire da quello che è il nostro atteggiamento verso “il povero” e verso “gli umili”. Se accettiamo di fare di questi ultimi i nostri “amici” (Lc 16, 9), saranno loro ad accoglierci nelle “dimore eterne” facendoci spazio, già fin d’ora, nella loro vita.
Commento a cura di d. Michael David, osb
Abbazia di Novalesa