1° Gennaio 2022

Madre di Dio

Più che ammirare siamo chiamati ad imitare: Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. E se quello che comincia fosse l’anno dello stupore?

Il desiderio di vedere il volto di Dio abita nel più profondo il cuore dell’uomo e lo forma. In questo primo giorno dell’anno, la Chiesa fa suo l’uso di scambiarsi i migliori auguri e lo fa proprio rinsaldando la speranza di cui si fa interpere la benedizione sacerdotale: Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti conceda pace. Questo volto, a lungo cercato e non raramente smarrito dagli uomini di ogni tempo e di ogni luogo, lo contempliamo in quel bambino, nato da donna e adorato dai pastori, il cui nome è salvezza/Gesù. Accogliamo la segreta luce che irradia da un volto e un nome sorridenti – risplendere in ebraico rimanda al sorriso – che sono il dono più grande per riprendere con ficudia il cammino verso quella mangiatoia in cui la nostra pace dorme tra le braccia di una di noi, Maria, la Madre di Dio. Un anno nuovo come desiderio di incontrare il Volto nei volti, custodendone i tratti e meditandone le luminose rughe senza smarrire il consapevole sorriso si apre davanti a noi. Maria, la Madre di Dio, ci prende per mano per attraversare il tempo che ancora ci è donato come proroga della pazienza di Dio per la nostra conversione. La liturgia di questo giorno ci ricorda che nessuna conversione sarebbe possibile senza una sensibilità alla grazia della vita come dono da accogliere e da condividere. Nel segno della Madre apriamoci al dono della pace come compito e non certo come comodo. L’arte del custodire di cui Maria è maestra è il frutto di quell’umiltà che ci permette di vivere il tempo con gratitudine e consapevolezza.

Commento a cura di d. Michael David, osb
Comunità della Koinonia de la Visitation

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