7 Marzo 2021
III Domenica di Quaresima
Anno B
Il tempio non è un mercato, perché Dio non è un mercante, e noi non siamo servi, ma figli, chiamati a dimorare nella «casa del Padre».
Es 20,1-7; Sal 18 (19); 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25
La croce, potenza e sapienza di Dio per coloro che sono chiamati, oltre a offrirci la rivelazione del volto di Dio, ci chiama a impostare in modo diverso la relazione con lui. I Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza: chiedere, cercare, non sono verbi in sé negativi, lo diventano quando esprimono la pretesa di conquistare da sé, in forza della propria sapienza o di segni a misura delle proprie attese, la conoscenza di Dio. Paolo capovolge questo atteggiamento, parlando di una potenza e di una sapienza che si manifestano per coloro che «sono chiamati», e dunque si rendono docili ad accogliere il modo con il quale Dio si rivela loro e li conduce a incontrarlo. Lo stesso capovolgimento lo incontriamo in Giovanni. Il gesto che Gesù compie nel tempio, più che purificare questo luogo sacro, purifica il nostro rapporto con Dio. Il tempio non è un mercato, perché Dio non è un mercante, ma un Padre, e noi siamo chiamati a intessere con lui una relazione non più servile, ma filiale. Pecore e buoi vengono cacciati via poiché ora non servono più sacrifici per mercanteggiare i favori di Dio, occorre piuttosto vivere come Gesù la fiducia in un Dio che è Padre e torna a ridare vita piena ai suoi figli, chiamandoli a dimorare non in un mercato, ma nella «casa del Padre». Cambia allora il modo di intendere i comandamenti: essi sono la grande istruzione per continuare a camminare nella libertà dei figli di Dio.
Commento a cura della Comunità di Dumenza