12 Luglio 2020
XV Domenica del Tempo ordinario
Anno A
Insieme all’invito ad ascoltare Gesù annuncia la beatitudine dell’ascolto, perché il seme che egli getta è bello, attraente, persuasivo.
«Chi ha orecchi, ascolti». Dobbiamo badare a come ascoltiamo. La prima vigilanza da avere, tuttavia, deve unificare le nostre energie attorno alla bellezza della parola seminata in noi. È il suo valore, prezioso come una perla più unica che rara, a doverci sorprendere, affascinare, attrarre. Quali orecchi dobbiamo avere per ascoltare davvero? Orecchi – risponde Gesù – capaci di questa gioia: quella di chi sa gustare il sapore della Parola. Il suo fascino persuasivo. La sua convincente verità. Il seme non è soltanto potente, efficace, fecondo. È un seme bello, attraente, convincente. Persino l’aridità di una strada si apre ad accoglierlo. I raggi del sole, anziché seccarlo, lo fanno risplendere nel suo valore. Addirittura tra i rovi risalta la sua grazia. Anche per questo motivo, in Matteo l’invito ad ascoltare è accompagnato da una beatitudine: «Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano». Tuttavia, alla beatitudine di chi ascolta, dobbiamo anteporre la beatitudine di chi semina. Beato colui che continua a gettare il seme mentre sperimenta l’insuccesso. La nostra beatitudine è generata da questa beatitudine più originaria, che è la beatitudine stessa di Gesù e del Padre suo, che non si arrendono di fronte al fallimento, ma custodiscono nel segreto del loro agire la gioia di chi dona gratuitamente.
Commento a cura della Comunità di Dumenza